I soldi ci sono, ma non si spendono. Almeno non tutti. E' il paradosso che frena l'edilizia, tra i comparti ritenuti trainanti per l'intera economia regionale e, soprattutto, provinciale

di MIMMO FAMULARO

Un settore che stenta a ripartire dopo aver risentito pesantemente dei devastanti effetti negativi della difficile congiuntura economica internazionale. Una ricaduta pesantissima per una delle aree più depresse del Mezzogiorno: migliaia i posti di lavoro persi nel Vibonese e decine le imprese costrette, loro malgrado, a chiudere i battenti negli ultimi anni con conseguenze drammatiche sul piano socio-economico per le famiglie ridotte al lastrico.

"Incapaci di spendere le risorse". A trascinare nel baratro il settore edilizio non solo la crisi, ma anche la mancanza di progettualità degli enti locali. “La Banca Europea per gli investimenti – spiega Gaetano Macrì, presidente dell'Ance Vibo, l'associazione che riunisce i costruttori vibonesi - ha pubblicato la lista definitiva dei progetti di edilizia scolastica finanziati con i mutui Bei per un totale di ben 905 milioni di euro, ma la notizia a sorpresa sta nel fatto che sono stati presentati progetti per un totale di 740 milioni, ben al di sotto dunque dei fondi messi a disposizione”.

Mancano gli investimenti. La Calabria è tra le regioni dove le risorse disponibili sono state superiori ai progetti finanziabili: 28 milioni di euro spesi su 43 assegnati. E' la conferma di quanto sostiene l'Ance: i progetti finanziati non esauriscono il plafond messo a disposizione. Il Vibonese fa ancora peggio e si piazza in coda anche in questa classifica. “Nell'elenco – evidenzia Macrì – non ci sono comuni della nostra provincia che abbiano presentato un qualche progetto per attingere ai fondi della Banca Europea per gli investimenti. Questi dati suggeriscono come, alla fine dei conti, il vero problema non sono i fondi disponibili, ma l'incapacità delle amministrazioni di gestire e spendere le risorse”.

Soldi nel cassetto. Restano bloccati in qualche cassetto della Regione Calabria altri 22 milioni di euro destinati alla realizzazione di un sistema di “water front” per tutelare l'intero tratto vibonese dalla progressiva erosione costiera. Anche qui i soldi ci sono, ma non si spendono “per inadempienze della burocrazia regionale”. Così le emergenze restano emergenze e il settore dell'edilizia rimane in debito d'ossigeno nonostante l'esigenza ineludibile di prevenire il dissesto idrogeologico, difendere il territorio, metterlo in sicurezza e garantire un concreto sviluppo,

La “black-list”. Nella lista nera dell'Ance finisce tutta la burocrazia con le sue lungaggini ed i suoi incredibili paradossi. L'atavico ritardo nell'avvio dei lavori per la realizzazione del nuovo ospedale e quello per il nuovo teatro comunale sono i classici esempi citati dal presidente dell'Ance. Due opere attese non solo dai cittadini vibonesi, ma anche da chi vive di edilizia e che da anni assiste ad estenuanti e insopportabili rinvii. Per Macrì rischia di diventare una “telenovela” persino il Piano strutturale comunale. “Nella città capoluogo – sostiene - tale strumento urbanistico adottato quasi un anno fa dalla passata legislatura, dopo innumerevoli e in molti casi inascoltate osservazioni, ancora oggi non riesce ad esprimere quello che ci si aspettava, basti pensare ai problemi più volte enunciati che riguardano ad esempio Vibo Marina”.