Sezione Lavoro ingolfata al Tribunale di Vibo: «Rinvii vergognosi da parte di un giudice»
«Ma a Vibo Valentia il Tribunale esiste ancora? A Vibo Valentia ha ancora senso parlare di giustizia? D’accordo il Covid, l’emergenza sanitaria, gli organici ridotti e tutto quanto il resto, ma un cittadino e nella fattispecie un lavoratore ha ancora diritto, in questa provincia, a rivolgersi alla giustizia per avere tutela, oppure no?». Sono domande che, per il segretario provinciale dello Slai Cobas, Nazzareno Piperno, frutto di uno sfogo che riguarda la Sezione Lavoro del Tribunale di Vibo Valentia in via Lacquari. Nello specifico il comportamento di un preciso giudice, come vedremo più avanti.
«Francamente tra tutte le emergenze, crediamo che non abbia più senso parlare di diritti e di giustizia allorquando chi è chiamato a pronunciarsi, in un senso o nell’altro, decide semplicemente di… non decidere, rinviando sempre sistematicamente e reiteratamente tutti i procedimenti a distanza di più di un anno. – ha affermato Piperno - Noi da sempre rappresentiamo lavoratori e da sempre abbiamo a che fare con numerosi Tribunali perché il giudice rappresenta a volte l’ultima, a volte l’unica, speranza per un lavoratore di ottenere la tutela di un diritto, che riguardi l’annullamento di un licenziamento illegittimo o il pagamento di somme dovute. Ma se per tutelare i nostri assisti dobbiamo rivolgerci al Tribunale di Vibo Valentia allora c’è da farsi venire i capelli bianchi».
Perché quello che presso altri Tribunali è “normale” - ovvero fare udienze, provare i propri diritti e alla fine ottenere una sentenza – a Vibo «diventa pressoché impossibile perché nella nostra città i giudici del Lavoro tutto fanno meno quello per cui sono pagati: cioè decidere». Il tutto «senza prendere perdipiù in alcuna considerazione le richieste dei lavoratori avanzate per mezzo dei propri legali preferendo rinviare tutto il più lontano possibile e senza un motivo plausibile o una riga di spiegazioni limitando i provvedimenti – tutti uguali tra loro, praticamente in ciclostile – a richiamare con le stesse parole, non meglio precisate esigenze di calendarizzazione o non provati carichi di lavoro».
Per il segretario provinciale dello Slai Cobas «eclatante è il caso di un giudice, giovane magistrato applicato alla Sezione Lavoro, che a quanto pare nessuno conosce di persona per non essere mai o quasi mai venuta a Vibo, che senza appunto neanche il disturbo di venire fisicamente in ufficio, preferisce rinviare in blocco con provvedimenti identici tutti o quasi i procedimenti su cui è chiamata a pronunciarsi».
A nulla servono richieste di trattazione, di prove o di discussione: «la dottoressa, presumibilmente dalla sua residenza, rinvia e basta. Tutto. Sempre. E che rinvii!». Una situazione intollerabile che viene presto spiegata dal sindacalista: «Ad oggi, per cause cominciate nel 2017 e nel 2018, la giovane magistrata, senza colpo ferire e senza alcuna interlocuzione con gli avvocati che ormai da anni non fanno udienza in presenza a Vibo Valentia – come se il Covid fosse una prerogativa esclusiva di Vibo visto che a Locri, come a Lamezia, come altrove, le udienze in presenza si svolgono eccome – è già arrivata a febbraio 2024!».
«Sì, avete capito bene, rinvii di un anno e mezzo con processi che a quella data saranno pendenti, senza alcun passo in avanti, già da ben 7-8 anni. Ed il tutto nel silenzio dei vertici del Tribunale e del suo presidente che di fronte alle centinaia di segnalazioni degli avvocati, a quanto ci risulta, con il loro silenzio avallano i comportamenti supponenti ed irridenti di questi giovani magistrati», ha continuato Piperno.
Ma oltre al danno c’è la beffa, come riportato nella lunga missiva inviata dal referente dello Slai Cobas: «Irridenti. Sì, perché non troviamo altro modo di definire il comportamento di un giudice che prima rinvia alle calende greche e poi, di fronte di una richiesta di anticipazione, fa solo finta di accoglierla anticipando il processo solo di qualche settimana. – ha proseguito nella disamina - Per non parlare dei riti speciali come il rito Fornero che la legge impone di trattare in pochi mesi. Invece la dottoressa ha deciso di dilatare la durata del procedimento abnormemente disponendone il rinvio a febbraio 2024 dopo non aver sostanzialmente svolto ad oggi neanche un’udienza dal momento della proposizione del ricorso depositato nell’estate del 2021!».
Ma la giustizia «è una cosa seria e con i diritti non si scherza», ed i primi a saperlo, secondo Piperno, dovrebbero essere proprio i magistrati «chiamati per istituzione a rappresentare la legge e la legalità e che al contrario, dietro le loro scrivanie o forse dal comodo salotto di casa loro, da più tutori di legalità si stanno trasformando in arbitri dei destini dei lavoratori». Ed il tutto «con la supponenza di chi pensa di poter fare quello che vuole».
Le cose però non stanno così e tutti i giovani magistrati, a cominciare dalla nominata giudice del Lavoro, «devono ricordarsi che amministrano la giustizia in nome del popolo, e ad esso devono in qualche modo rendere conto e fornire spiegazioni».
Per questi motivi i lavoratori, «i cui diritti così gravemente vengono compromessi dalla superficialità, per non dire altro, con cui il diritto e la legge vengono trattate presso la Sezione Lavoro del Tribunale di Vibo», intendono protestare manifestando lunedì 24 ottobre 2022 dalle ore 10.00 alle ore 12.00 di fronte al Tribunale, nel pieno rispetto della legge.
«È ora che tutti si assumano le proprie responsabilità. A cominciare dai giudici che primi tra tutti devono dare risposte senza potersi trincerare dietro una scrivania e dietro i loro abnormi rinvii. Perché una giustizia vergognosamente lenta come purtroppo da troppo tempo si verifica a Vibo Valentia finisce con il diventare giustizia negata. E questo è indegno non solo di uno Stato di diritto ma anche di uno Stato che voglia semplicemente definirsi civile», ha concluso il segretario provinciale dello Slai Cobas, Nazzareno Piperno.
