Le amministrative del 2024 sono distanti oltre un anno, ma è tempo di prime uscite pubbliche per i papabili candidati. Tra questi, per il centrosinistra, a Vibo c'è il primo presidente della Provincia, quell'Enzo Romeo su cui molte forze di quell'area fanno affidamento, nel tentativo di ricomporre il mondo progressista, riformista e social-democratico. E ieri nel corso di una trasmissione radiofonica su Radio Ondaverde, Romeo ha spiegato le sue intenzioni: “Al momento –ha precisato l’ex presidente della Provincia –non è importante che si pronunci il nome del candidato, ma che si tenti di stare tutti uniti. E questo per una ragione precisa. Dobbiamo essere attendibili dinanzi ai cittadini”. Ergo, “bisognerà preparare un progetto che si prefissi di realizzare obiettivi precisi. In questo senso, il centro studi ha la funzione di definire cosa fare per la ripartenza della comunità”. Per il resto, “c’è un anno di tempo fino alle elezioni e non esiste al momento la necessità di esibire candidature o autocandidature”. E sotto questo aspetto, Romeo non ha esitato a chiamare in causa, oltre che Antonio Lo Schiavo e Raffaele Mammoliti, che stanno lavorando da tempo al campo largo progressista, riformista e social-democratico, pure il Movimento Cinquestelle, con il parlamentare Riccardo Tucci e il capogruppo Domenico Santoro. “Questo è fondamentale per riuscire ad elaborare un progetto allargato per il quale sarà fondamentale pure il contributo delle associazioni. Ritengo molto importante quello che sta avvenendo su quel fronte anche perché ci sono figure di prestigio che vi lavorano all’interno”. Ma se il Pd lo proponesse, accetterebbe di candidarsi? “Non direi mai di no al mio partito –ha concluso Romeo –ma certamente dovrebbe essere una candidatura condivisa pure dalle altre forze della coalizione, non un’autocandidatura. Non mi candiderei mai in autonomia”. Quanto ai mali atavici della città, l’ex presidente della Provincia non ha esitato a segnalare una necessità tra le altre: “Quella di rilanciare il tessuto industriale che è venuto meno nel corso degli anni lasciando un deserto su un territorio che non può vivere solo di turismo”.