'Ndrangheta: processo "Luce nei boschi", chieste in appello 14 condanne
La Procura generale di Catanzaro ha chiesto alla Corte d'Appello la conferma della sentenza emessa dal Tribunale di Vibo Valentia contro i clan delle Preserre vibonesi
E' approdato dinanzi alla Corte d'Appello di Catanzaro presieduta dal giudice, Giancarlo Bianchi, il processo nato dall'operazione antimafia denominata "Luce nei boschi" che il 21 gennaio 2015, dopo 35 ore di camera di consiglio, ha visto il Tribunale collegiale di Vibo Valentia, presieduto dal giudice Lucia Monaco, condannare 14 imputati delle Preserre vibonesi ad un totale di 167 anni di carcere. Cinque, invece, le assoluzioni in primo grado.
La requisitoria della Procura generale. Il sostituto procuratore generale di Catanzaro, Salvatore Curcio, ha chiesto alla Corte la conferma della sentenza di primo grado. Le condanne più alte – 24 e 22 anni – erano state inflitte dal Tribunale di Vibo Valentia ai fratelli Bruno e Gaetano Emanuele, accusati di associazione mafiosa, traffico di droga, estorsioni, rapine e armi. Antonio Altamura, ritenuto il boss storico delle Preserre, era stato condannato a 16 anni. Queste le altre condanne per le quali il sostituto procuratore generale ha chiesto la conferma del verdetto di primo grado: Francesco Capomolla 17 anni e 6 mesi; Franco Idà, Vincenzo Bartone, Pasquale De Masi e Giovanni Loielo 12 anni a testa; Antonio Gallace e Leonardo Bertucci, 8 anni ciascuno; Nazzareno Altamura e Vincenzo Taverniti (alias "Cenzo d'Ariola) 7 anni a testa; Giuseppe De Girolamo 1 anno e 6 mesi; Domenico Falbo (collaboratore di giustizia) 8 anni.
Nel corso del giudizio di primo grado era stata anche dichiarata la prescrizione dei reati per altri 8 imputati: Rocco Santaguida, Girolamo Macrì, Roberto Codispoti, Bruno Zungrone, Giuseppe Nesci, Antonio Condina, Giuseppe Gentile, Michele Rizzuti. Cinque erano state invece le assoluzioni (non appellate dal pm), vale a dire quelle di: Michele Altamura, ex sindaco di Gerocarne (Vv), dell’imprenditore di Soriano Giuseppe Prestanicola, di Rocco Loielo, Francesco Maiolo e Francesco Taverniti.
Il pm Marisa Manzini nel corso della requisitoria di primo grado aveva chiesto pene per 261 anni di carcere complessivi. I condannati, secondo quanto disposto dal verdetto di primo grado di cui ora la Procura generale ha chiesto la conferma ai giudici di secondo grado, dovranno risarcire 8 Comuni del Vibonese (Gerocarne, Acquaro, Arena, Dasà, Vazzano, Soriano Calabro, Sorianello) e Confindustria Calabria, tutti parti civili nel processo.
Le prossime udienze del processo in Corte d'Appello sono state calendarizzate per le date del 22 marzo, 14 e 26 aprile. (g.b.)






