La decisione potrebbe essere collegata alla dibattuta questione delle modifiche dello statuto, proposte dal vescovo  monsignor Luigi Renzo

Marcello Colloca si è dimesso da presidente della fondazione “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”, voluta da Natuzza Evolo.   La decisione,  lo stesso Colloca l’ha comunicata nelle ultime ore ai componenti del consiglio d’amministrazione mentre oggi spiegherà ufficialmente i motivi che l’hanno indotto a  compiere questo passo  nel corso di una conferenza stampa.

I motivi delle dimissioni. E’ probabile, comunque, che la decisione   sia da collegare alla dibattuta questione delle modifiche dello statuto, proposte dal vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera Tropea monsignor Luigi Renzo respinte  dalla maggioranza dei soci nella seduta dell’assemblea del 22 luglio scorso. Su 130 soci (settanta i presenti in sala e sessanta quelli che hanno rilasciato delega) la quasi totalità, circa 125,  si era espressa per il mantenimento dell’attuale regolamento. 

Lo statuto. I singoli articoli erano stati votati punto per punto ed ogni singolo socio era stato chiamato ad esprimersi  direttamente.  In particolare,   nell’articolo due della nuova stesura, che non ha incontrato il favore dei soci,  non veniva più riportato il testamento spirituale di Natuzza,   anche se con la modifica proposta si rimandava esplicitamente alle volontà  della mistica con questa dicitura:  “Lo spirito della Fondazione è costituito dalla volontà di Natuzza Evolo, manifestata espressamente l’11 febbraio 1998 nel suo testamento spirituale che informerà nel suo essere e in ogni operare la fondazione stessa”. In un altro degli articoli respinti, tra gli scopi istituzionali veniva menzionata  la chiesa  dedicata  al “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”, da destinare al culto pubblico, “sotto forma di rettoria, in vista anche di una sua eventuale elevazione a santuario diocesano" ad opera dell’ordinario  diocesano con la dicitura seguente: “La cura e le gestione della stessa saranno di esclusiva pertinenza della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, regolamentate tramite la stipula d un disciplinare tra le parti in forma pubblica per notaio. La   proprietà e la manutenzione ordinaria e straordinaria dell’intero complesso, restano in ogni caso della Fondazione”. Una decisione che nei giorni seguenti fece scaturire il divieto del vescovo alla fondazione di svolgere attività di religione e di culto.