'Ndrangheta, dopo 16 anni di processi e udienze assolto ex consigliere regionale (NOME)
La Corte d’Appello cancella l’aggravante mafiosa. Si chiude una lunga vicenda giudiziaria e che aveva segnato la carriera politica dell’ex esponente del centrodestra
Sedici anni di attesa, processi e udienze per arrivare a una sentenza che ridisegna completamente il quadro accusatorio. La Corte d’Appello di Genova ha assolto Alessio Saso dall’accusa più grave, quella di aver agito per favorire un’organizzazione mafiosa, dichiarando contestualmente estinto per prescrizione il reato di promesse elettorali.
Per l’ex consigliere regionale ligure si chiude così una vicenda giudiziaria iniziata nel 2010, quando il suo nome finì tra le carte dell’operazione “Maglio 3”, una delle principali inchieste sulle infiltrazioni della ’ndrangheta nel Nord Italia. Una storia che, pur senza arrivare a una condanna definitiva per mafia, ha inciso profondamente sul suo percorso politico e personale.
All’epoca dei fatti Saso era una figura di primo piano del centrodestra imperiese: ex vicesindaco di Imperia e consigliere regionale del Popolo della Libertà, veniva considerato uno dei politici emergenti della Liguria. La sua carriera, però, subì una brusca frenata quando gli investigatori ipotizzarono contatti con soggetti ritenuti vicini ad ambienti della criminalità organizzata.
Al centro dell’indagine vi erano alcuni incontri avvenuti durante la campagna elettorale regionale. Secondo l’accusa, Saso avrebbe cercato consenso all’interno della numerosa comunità calabrese presente nel Ponente ligure, entrando in contatto con persone che successivamente sarebbero state indicate come vicine alla ’ndrangheta.
La difesa ha sempre sostenuto che quegli incontri rientrassero nella normale attività politica di ricerca del consenso e che l’ex consigliere non fosse a conoscenza di eventuali collegamenti criminali dei suoi interlocutori. Una tesi che ha accompagnato tutto il lungo iter processuale e che oggi trova un importante riconoscimento nella decisione della Corte d’Appello.
Determinante è stato il lavoro difensivo dell’avvocata Sabrina Franzone, che ha evidenziato come gli episodi contestati fossero rimasti privi di qualsiasi concreto scambio di favori o sostegno elettorale e come le persone coinvolte non fossero state perseguite per quei fatti.
La sentenza ribalta in parte il verdetto di primo grado pronunciato nel 2023, quando Saso era stato condannato a un anno e sei mesi di reclusione. Per i giudici di secondo grado, invece, non sussistono elementi per sostenere l’accusa di aver favorito la criminalità organizzata.
Resta l’amarezza per il tempo trascorso. La vicenda giudiziaria si è protratta per oltre un decennio, accompagnando l’ex amministratore pubblico durante una fase decisiva della sua esperienza politica. Un periodo che, secondo chi lo ha sostenuto in questi anni, ha inevitabilmente compromesso prospettive e ambizioni che allora sembravano destinate a svilupparsi anche oltre i confini regionali.
Con la pronuncia della Corte d’Appello si chiude uno dei capitoli più controversi legati all’inchiesta “Maglio 3”, lasciando sullo sfondo il tema dei lunghi tempi della giustizia e delle conseguenze che un procedimento può produrre sulla vita pubblica e privata di chi vi rimane coinvolto.
