Vibo, Sanità in ginocchio alla Casa della Carità: la CISL accusa i ritardi dell'Asp
Fondazione a secco e servizi riabilitativi a rischio stop: Gualtieri e D’Aloi chiedono lo sblocco immediato dei pagamenti per salvare cure e stipendi
Il sistema dell’assistenza privata convenzionata nel Vibonese è sull'orlo del collasso. A lanciare un grido d’allarme durissimo sono la Cisl Magna Grecia e la Fp Cisl, scese in campo al fianco della Fondazione Casa della Carità di Vibo Valentia. La struttura, presidio storico per la riabilitazione sul territorio, si trova oggi in una paralisi finanziaria causata dai pesanti ritardi nei pagamenti da parte della pubblica amministrazione per prestazioni già erogate.
Una situazione che il sindacato non esita a definire "limite": senza l'arrivo dei fondi arretrati, a cadere sotto i colpi dell'incertezza burocratica non sono solo i bilanci, ma la continuità delle terapie per i pazienti e la regolarità degli stipendi per decine di operatori.
I segretari generali Daniele Gualtieri (Cisl Magna Grecia) e Antonino D’Aloi (Fp Cisl) denunciano un quadro di abbandono istituzionale: «Le strutture che garantiscono servizi fondamentali non possono essere lasciate sole di fronte a ritardi e incertezze amministrative. Parliamo di presìdi indispensabili, soprattutto per i pazienti più fragili, le cui esigenze di cura non possono subire interruzioni».
Secondo i vertici sindacali, il caso della Casa della Carità è solo la punta dell'iceberg di un fenomeno che si sta moltiplicando in tutta la provincia, con il rischio concreto di un allungamento delle liste d'attesa o, nel peggiore dei casi, della sospensione totale dei servizi.
La Cisl chiede alle autorità competenti – in primis all'ASP di Vibo Valentia – risposte che non siano più vaghe promesse, ma atti concreti. La priorità assoluta è lo sblocco dei pagamenti arretrati e la definizione di procedure amministrative chiare che evitino il ripetersi di simili crisi in futuro.
«Garantire la continuità assistenziale e condizioni ordinarie di funzionamento è un dovere nei confronti delle comunità», concludono Gualtieri e D’Aloi, ribadendo che la dignità dei lavoratori e il diritto alla salute dei cittadini non possono essere ostaggio dei tempi della burocrazia.
