A Vibo torna l'idea di "Umanesimo sociale", il movimento che vuole unire la società civile
"Nell’ottica di rafforzare una politica indipendente da stantie e vecchie logiche e da metodi appartenenti a diverse formazioni finalizzate all’esclusiva rincorsa del consenso talora mediato da patti taciti basati sul baratto, un congruo gruppo di cittadini e professionisti liberi da lacci e lacciuoli rispetto alla partitocrazia o ad espressioni di potere (anche alla luce di mutate condizioni politiche che hanno resettato assetti e collocazioni pregresse) si è dato appuntamento per valutare modalità e tempi, che auspicano celeri, per rilanciare l’idea di Umanesimo Sociale". Così una nota dello stesso movimento nato a Vibo Valentia, che dice di volersi collocare "al centro non geografico ma della agibilità culturale e politica, a detta del suo portavoce e leader Domenico Consoli (in foto, ndr), ponendoci verso la ricerca di una convergenza che accolga diverse e variegate sensibilità ispirate, in maniera indipendente, dall’umanesimo sociale".
"Condizione essenziale per aderire al costruendo movimento - continua la nota - quale espressione di una significativa presenza nella città e nella provincia di Vibo Valentia ma anche in altre province della Regione, è quella della condivisione dei principi fondamentali e imprescindibili di uguaglianza, cooperazione, solidarietà, tensione verso il cambiamento, impegno per l’emancipazione dei più deboli e dei soggetti in difficoltà".
"L’obiettivo - spiega il movimento - è quello di costruire un paradigma alternativo rispetto alla cultura populista e antidemocratica in cui siano coniugate chiarezza programmatica e cooperazione tra forze diverse e unite per la realizzazione di una società in cui la persona sia al centro e l’uguaglianza e la giustizia sociale siano l’orizzonte da scoprire e valorizzare. Lo scopo è altresì fare sintesi tra diverse sensibilità declinate nella cultura liberale, cattolica, sociale, democratica e progressista con ampia apertura al mondo del volontariato e dell’associazione nel più devoto ossequio ai principi della legalità e dell’etica dell’agire pubblico".
Il movimento intende quindi porsi "come momento forte di partecipazione della società civile che privilegi la meritocrazia e una politica votata al servizio, guardando ai bisogni primari della popolazione, partendo dal lavoro fino al rilancio sociale ed economico del territorio locale e regionale, e che si batta per ottenere modelli di organizzazione sanitaria idonei a restituire il diritto alla salute spesso denegato o insufficientemente garantito".
"In tale contesto - spiegano i membri di Umanesimo Sociale - è imprescindibile una posizione meridionalista, presupposto inalienabile per un’Italia unita e competitiva e per riattribuire al Sud una rappresentatività che riaccorci il gap rispetto alle regioni benchmark. Così come è da rincorrere ogni sforzo volto a evitare l’emigrazione di cervelli e a favorire le condizioni per essere attrattivi e riportare l’intellighenzia nelle unità abitative locali". "Sulla base dei suddetti principi e finalità - conclude la nota - l’attivando movimento si propone come occasione di aggregazione delle diffuse volontà presenti nella società civile per poter antagonizzare logiche antidemocratiche di prevaricazione responsabili della condizione contingente che una politica miope e obsoleta ci ha propinato e continua a propinarci".
