Sei tir incendiati nel bergamasco, finiscono a processo cinque calabresi
Finiscono a processo con rito abbreviato cinque calabresi accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso dalla procura della Repubblica di Bergamo. L'inchiesta risale al 2015, quando ben sei mezzi pesanti vennero dati alle fiamme, dall'organizzazione radicata sul territorio bergamasco. Gli imputati saranno - come riporta nell'edizione odierna il Corriere della Sera - Demetrio Battaglia, 36 anni, inserito in un gruppo al cui vertice vi erano Paolo Malara, 45 anni e Carmelo Caminiti, 58 anni, entrambi processati con rito abbreviato. Questi ultimi si sarebbero mossi per conto di Carlo e Alessandro Santini, impegnati in un'attività di recupero crediti. BAttaglia sarebbe stato "partecipe – secondo la Dda – di un’associazione criminale di stampo ‘ndranghetista operante in particolare in questo distretto, caratterizzata da autonomia programmatica, operativa e decisionale rispetto alla cosca dei Franco e dei Tegano-Stefano, cui risulta legata da rapporti soggettivi, federativi o da alleanze".
Secondo l’accusa Giuseppe Papaleo, calabrese di 50 anni con residenza negli Emirati Arabi e domicilio a Predore, aveva voluto danneggiare i tir della Ppb per fare in modo che una nota azienda bergamasca di ortaggi si affidasse a lui e all’azienda della sua compagna.
Per tutta risposta, il titolare della Ppb si sarebbe rivolto a Caminiti che avrebbe riconosciuto le qualità di Papaleo. "Per gli incendi e le minacce – scrive il quotidiano milanese – Papaleo aveva ingaggiato Vincenzo Iaria e Domenico Lombardo, anche loro calabresi a processo. Imputato anche Felice Sarica, di casa a Spirano: aveva intestato a due donne una società di pasticceria di Iseo. E in caserma a Urgnano – secondo la Dda – aveva dichiarato il falso sui suoi rapporti con Caminiti.
