Pnrr, bloccare il declino e rilanciare il territorio con nuove forme di agroindustria
Affrontare il tema del lavoro in Calabria e nelle regioni del Sud in generale non può prescindere da un’analisi del perché si è giunti nelle condizioni odierne. Così, analizzando i processi economici e il perché l’insieme delle risorse possedute (umane e materiali) non sono adeguatamente utilizzate, ci si accorge come la necessità di difendere il lavoro sia l’unica via per restituire alle giovani generazioni la speranza di un’occupazione dignitosa nella propria regione. Per riprendere il cammino dello sviluppo produttivo, utilizzando in maniera integrale il patrimonio agrario e l’artigianato marginalizzato dalla selvaggia economia concorrenziale delle Multinazionali, la soluzione può trovarsi. Essa, peraltro, potrebbe saldare finalmente il conto storico che il Sud e la Calabria attendono ormai da più di un secolo. Si tratta, capovolgendo la cultura assistenziale, di orientare intanto in tale direzione i fondi del Pnrr; allo stesso tempo di attrezzarsi per far diminuire l’evidente insopportabile dipendenza dai mercati esteri dei beni che, un moderno settore primario in Calabria, potrebbe produrre competendo alla pari con il mercato globale.
Non si tratta di abbandonare alcun campo economico e men che meno di fare passi indietro rispetto all’indiscussa vocazione che la Regione ha pure nel settore del terziario e del turismo in particolare, bensì di valorizzare il grande patrimonio agrario e il suo straordinario naturale ecosistema che lo caratterizza al centro del Mediterraneo. Si tratta perciò di riproporlo in versione moderna e con nuove forme di conduzioni agroindustriali, ampiamente plausibili attraverso la ricomposizione del patrimonio agrario e fondiario. Un processo, quest’ultimo, attuabile con un’operazione legislativa inversa allo spezzettamento operato all’indomani del Decreto 8 giugno 1807, quando fu abolito il sistema feudale e furono divisi e venduti con la parcellizzazione e la quotizzazione i suoi grandi demani. Infatti, la tradizionale realtà agraria che da essa scaturì, che registra tuttora la presenza di numerosissime piccole aziende, di medi e grandi latifondi, con l’inizio del terzo millennio nel territorio calabrese ha determinato un forte abbandono, l’improduttività e comunque la scarsissima coltivazione di moltissime aree agricole e boschive in ogni dove.
Da un succinto esame dello stato attuale, si riscontra che molti proprietari sono divenuti tali per aver ereditato un piccolo o medio appezzamento di terreno senza poterlo accudire per varie ragioni logistiche e professionali. La ragione principale sta nella lontananza dalla residenza poiché, per motivi di lavoro, i tanti proprietari di oggi hanno lasciato da tempo il paese di origine e seppure lo desiderassero sono impossibilitati a coltivare o far coltivare la terra che fu dei propri genitori. Altra ragione sta nella diseconomia che frattanto è intervenuta nella conduzione della piccola e grande azienda agricola a monocoltura: oliveto, agrumeto e anche seminativo. I vigneti, che caratterizzavano le valli delle zone interne, sono scomparsi ormai da più di quarant’anni. Una terza ragione risiede anche nella mancanza di una giovane categoria professionale giacché, nel corso degli ultimi 40-50 anni, gli indirizzi professionali sono stati tutti orientati verso un diploma o una laurea pur che sia. Sul piano culturale, perciò, l’agricoltura è stata relegata a fattore economico residuale e dunque da scartare come attività economica in cui far crescere o motivare nuove figure professionali capaci di sperimentare la modernizzazione delle colture e la loro specializzazione. In ragione di ciò i modelli di riferimento finora sono stati fallimentari e incapaci di attrarre i giovani che, al contrario, sono la condizione affinché le nostre terre possano ritornare a essere fattore di sviluppo e luogo di una nuova moderna occupazione di massa. La desertificazione del territorio, da cui deriva lo spopolamento non può essere assunto né con patetici richiami nostalgici e men che meno con visione astratte di un mero paesaggio di un tempo che fu.
I luoghi, per loro natura, vanno riproposti nella storicizzazione dei processi economici che hanno determinato nel tempo l’urbanizzazione, l’espansione e dunque ora il loro declino e abbandono. È impellente perciò sperimentare nuove forme di riaggregazione del patrimonio agrario e fondiario, sviluppando un processo inverso a quanto avvenuto circa due cento anni fa con l’abolizione del sistema feudale e la divisione dei demani. La ricomposizione, salvaguardando il diritto ma anche il dovere di chi possiede legittimamente la proprietà, deve creare l’appetibilità e la convenienza economica di quanti hanno voglia di credere che un’inversione di tendenza possa esserci e nuove forme di conduzioni possono nascere e crescere per legittimarsi sul mercato con prodotti di nicchia e ad alto valore aggiunto. Si tratta di un’operazione che tocca in primo luogo alla Regione, in virtù della riforma del Titolo V, attuata con la Legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, alle Province e in particolare ai Comuni, cui in virtù della medesima riforma del Titolo V della Costituzione e degli articoli 5 e 13 della legge 267/2000 è demandato il compito di programmare lo sviluppo economico del proprio territorio.
I comuni, in accordo con le istituzioni sovraordinate, perciò potrebbero promuovere: a- la costituzione di gruppi di giovani che desiderano ritornare a sperimentare forme di conduzioni agroalimentari; b- che ogni gruppo decida la forma della propria azienda (Coltivatrice diretta, Cooperativa, Azienda Agraria, ecc.); c- la costituzione e la dimensione dell’azienda con l’acquisizione dei terreni agrari da destinare alle coltivazioni; e- la costruzione degli opifici per la trasformazione dei prodotti; f- il conferimento volontario alle nuove sperimentali forme di azienda da parte dei singoli proprietari che non intendono essere parte attiva nella conduzione, utilizzando in tal caso più ipotesi di conferimento alle nuove aziende attraverso il metodo delle quote-azioni di ogni singola proprietà.
