Estorsioni e violenze ai pescatori di Vibo Marina, ammesse le parti civili
Al via il procedimento penale promosso contro Rosario Mantino, Francesco Fortuna e Rosario Tavella. Per tutti e tre il pm della Dda ha chiesto il rinvio a giudizio
di PAOLO DEL GIUDICE
E' alle prime battute innanzi il gup distrettuale di Catanzaro, Assunta Maiore, il procedimento penale promosso contro Rosario Primo Mantino, Francesco Fortuna e Rosario Pompeo Tavella, nei cui confronti il pubblico ministero ha chiesto il rinvio a giudizio poiché, secondo la prospettazione accusatoria, dopo che avevano preteso da alcuni pescatori di Vibo marina la consegna di due tonni di trenta chili ciascuno e non soddisfatti di quanto ottenuto, usando minaccia e violenza, anche con l'ausilio di una mazza di legno, colpivano le vittime predesignate, i pescatori fratelli Adriano e Francesco Gambardella, con calci e pugni, procurando loro lesioni guaribili in sette giorni, ed ottenendo gratuitamente notevoli quantità del pescato. I pescatori subivano pure il danneggiamento delle proprie autovetture, alle quali veniva provocato il taglio di tutti gli pneumatici.
Modalità mafiose. Tutte le contestazioni, relative a fatti del 13 giugno 2015, sono ritenute aggravate dall'aver commesso il fatto con modalità di tipo mafioso, evocando la vicinanza alla criminalità organizzata di tipo 'ndranghetistico operante sul territorio vibonese, noto come “clan dei Piscopisani”, consorziato a quello dei Tripodi.
Parti civili. Nel corso dell'udienza sono state ammesse le richieste di costituzione di parte civile avanzate dal Comune di Vibo Valentia, rappresentato dall'avvocato Paolì dell'ufficio di Avvocatura comunale, dalla Provincia di Vibo Valentia rappresentata dall'avvocato Lo Bianco, e dall'associazione antiracket ed antiusura della provincia di Vibo Valentia, difesa dall'avvocato Giovanna Fronte. Il procedimento è stato aggiornato al sei dicembre prossimo.
