"Chiudere tutto è molto semplice, e in questo periodo rende i sindaci più popolari. Ma c’è una regola fissata dal Governo nazionale per le scuole, e non vedo perché il sindaco di Cosenza dovrebbe infrangerla mentre in altre città del Centro Nord più colpite dai contagi i ragazzi continuano ad andare a scuola?". A parlare è lo stesso primo cittadino di Cosenza, Mario Occhiuto, che in un post sulla propria pagina Facebook spiega la sua decisione di non chiudere gli istituti scolastici.

Scuole posti sicuri. "La scuola è l’unico posto in cui la distanza è rigidamente considerata, l’attenzione degli adulti è alta e i dispositivi (igienizzanti, mascherine) sono continuamente a disposizione. Noi abbiamo lavorato durante tutti i mesi estivi - spiega il primo cittadino - per creare nuove aule e adeguare quelle esistenti, mettendo in sicurezza gli studenti. Inoltre c’è da sottolineare che gli elementi di fragilità del sistema sanitario (a cui si fa spesso riferimento in Calabria) sono compresi tra i 21 parametri da cui dipende la classificazione delle varie zone, all’interno delle quali comunque è prevista in modo diversificato la scuola in presenza".

Rischio di squilibri nella crescita. Inoltre, il sindaco di Cosenza informa di aver chiesto l’istituzione di una corsia preferenziale per l’effettuazione e la processazione dei tamponi nel laboratorio messo a disposizione dall’ospedale militare, a beneficio delle scuole della città laddove ce ne fosse bisogno. A ciò si aggiunge un altro elemento: "Il ritiro sociale per un bambino e per adolescente è la morte. Per i giovani lo spazio vitale non è la casa ma la scuola e la città: hanno bisogno di relazioni e patiscono la mancanza di socialità. Oggi appaiono più svogliati. Con il blocco di tutte le attività didattiche in presenza si creano problemi seri per gli alunni disabili che non possono seguire la didattica a distanza e gravissime sono le conseguenze per i ragazzi autistici. Problemi hanno anche i genitori che non sanno o non possono supportare i figli piccoli da casa con le lezioni perché impegnati a lavoro. C’è il rischio - dicono i pedagogisti - di squilibrio fortissimo nei percorsi di crescita".

"Non capisco perché ogni categoria si svegli al mattino ed emetta sentenze". Ormai siamo abituati - continua Occhiuto - a dichiarazioni pubbliche di medici, primari, pediatri (che stranamente ho letto che si preoccupano degli anziani anziché dei bambini), associazioni di insegnanti, oltre ai genitori (che sono divisi) ecc. Non capisco perché ogni categoria si svegli al mattino ed emetta sentenze. Ricevo proteste di cittadini, per esempio, perché alcuni pediatri si rifiutano di fare certificati, di visitare i pazienti e di fare tamponi e poi invece si permettono di scrivere ai sindaci di tenere le scuole chiuse. Così fanno anche alcune associazioni di docenti o di genitori che non vogliono la scuola in presenza".

Seguire quanto deciso dal Comitato tecnico scientifico. La verità, evidenzia infine Mario Occhiuto, è che "il virus fa paura e c’è chi si preoccupa (anche giustamente direi) perché è direttamente interessato (come operatore sanitario, docente, medico, ecc) oppure perché è angosciato o ansioso". "Io credo che i sindaci non debbano (e non possano) fare valutazioni personali su aspetti che sono regolati a livello nazionale (a meno di situazioni locali gravi e circostanziate) - conclude - ma seguire le indicazioni del Cts (comitato tecnico scientifico, ndr) e dell’Istituto superiore di Sanità. E sulla scuola tutto è regolato secondo le prescrizioni nazionali".