Ospedale Vibo, allarme in Ortopedia: medici contati e reparto cadente
Un ospedale cadente, tra reparti con gravi problemi strutturali ed altri in debito d'ossigeno per mancanza di personale, con i concorsi che stentano a prendere corpo e il numero dei medici si assottiglia. Mentre si continua a discutere dei tempi di realizzazione del nuovo nosocomio cittadino – quello delle tante prime pietre rimaste tali - lo Jazzolino torna a far parlare di sé. E non sarebbe neppure una novità, considerata la frequenza con cui è finito negli anni sulle cronache anche nazionali. Questa volta, all'ordine del giorno, non ci sono fortunatamente episodi di malasanità, né inchieste per morti sospette, ma le difficoltà in cui versa un reparto cruciale come quello di Ortopedia. Appena otto posti letto non sono sufficienti a soddisfare le richieste della popolazione che restano molto più numerose. L'interdizione dei vigili del fuoco su un'ala del reparto ha costretto da tempo la direzione sanitaria a chiudere due stanze, con gravi ripercussioni sul territorio. Non appena si ammalano due medici contemporaneamente, sostituirli diventa difficilissimo. I turni si profilano sfiancanti per i sanitari, costretti a veri e propri tour de force. Gli interventi, sempre meno, si eseguono con il contagocce e le liste di attesa si allungano, con le conseguenze ben note.
Così, quella che fino a tempo addietro era un'emergenza, è divenuta normalità con cui convivere. Non a caso, nello scorso mese di luglio, alcuni degenti dell'ortopedia, stanchi “psicologicamente e fisicamente”, hanno deciso di rivolgersi al ministro dell'Interno Matteo Salvini per la carenza di anestesisti che non consentiva lo svolgimento degli interventi. Dei cinque in servizio ne erano rimasti soltanto due, perché gli altri si erano trasferiti in altri nosocomi. E se gli anestesisti sono pochi, gli ortopedici certo non abbondano.
A questo si aggiungono i problemi strutturali. Il cedimento che si è verificato in una stanza di servizio e una serie di lesioni che interessano un'ala del nosocomio, ricadente nell'Ortopedia, hanno portato i vigili del fuoco - come si diceva - ad emettere un'interdizione per tutelare la sicurezza dei pazienti.
L'azienda sanitaria, ovviamente, dinanzi a questa situazione disarmante, prova a gettare acqua sul fuoco e a chiarire che nessuno sta con rimanendo a braccia conserte, sebbene la luce sia davvero fioca in fondo al tunnel. Il direttore sanitario Michelangelo Miceli non nega “le difficoltà delle passate settimane, soprattutto per sistemare i turni di reperibilità notturna”, ma tiene a puntualizzare che “non ci sarà alcun blocco dei ricoveri” così come ventilato nella giornata di ieri. “Tamponiamo le difficoltà – ammette – che sopraggiungono specie quando due medici si ammalano contemporaneamente”. Infatti, il reparto può contare “su sei specialisti in tutto dopo il pensionamento di sei medici e le dimissioni di altri due. E noi ci stiamo muovendo per assumere altri due ortopedici con l'obiettivo di venire presto fuori da questa impasse. Credo - rassicura Miceli - che il tutto avverrà a brevissimo, già nei prossimi giorni”. Pure il concorso a primario sembra ancora lontano dalla reale attuazione. Tra mille polemiche, neppure tanto sottaciute. Ovviamente esiste un avviso pubblico, ma la tempistica di svolgimento è tutt'altro che certa. Quanto alle carenze strutturali, invece, puntualizza: “Presto verrà nominato un ingegnere per capire come rimettere in sesto le due stanze al momento chiuse”. Insomma, una serie di questioni aperte, che mettono in luce i ritardi di una sanità pubblica sempre meno pronta a soddisfare le esigenze dei cittadini.
