Usura e minacce in Calabria: due arresti con l’aggravante mafiosa (NOMI)
È un quadro di intimidazioni e interessi usurari quello emerso dall’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, che ha portato all’arresto di Franco Pinto, 66 anni di Acquappesa, e Cinzia Maritato, 62 anni di Cetraro. La vicenda riguarda il direttore dei palinsesti di LaC Tv, Francesco Occhiuzzi, titolare della ditta “Occhiuzzi Communication”, vittima di un sistema di prestiti con interessi mensili fino al 20% che hanno fatto lievitare il suo debito fino a 100 mila euro, con esborsi complessivi stimati in circa 1,5 milioni di euro. Occhiuzzi, già testimone di giustizia, è attualmente sotto protezione delle autorità.
L’indagine era partita dalla procura di Paola, con il procuratore capo Domenico Fiordalisi, e aveva già portato all’arresto dei due nei mesi scorsi per tentata estorsione e atti intimidatori. Gli atti sono stati successivamente trasmessi alla Dda di Catanzaro, guidata dal procuratore capo Salvatore Curcio, che ha valutato necessario contestare anche l’aggravante del metodo mafioso e dell’agevolazione mafiosa, ipotizzando un coinvolgimento del clan Muto di Cetraro.
Secondo l’ordinanza del gip Fabiana Giacchetti, Pinto e Maritato avrebbero imposto alla vittima, già in difficoltà economiche, il versamento di interessi sempre più elevati, che dai 2.700 euro mensili dei primi anni Duemila sarebbero arrivati fino a 15 mila euro al mese nel 2024. Gli investigatori sottolineano che le pressioni non si sono limitate agli aspetti economici: il 18 novembre 2024 Pinto avrebbe schiaffeggiato l’imprenditore, mentre il 30 dicembre dello stesso anno lo avrebbe afferrato per il collo tentando di strangolarlo. Sotto tali minacce, la vittima si sarebbe vista costretta a consegnare ulteriori 19 mila euro come parziale saldo del debito usurario.
Le aggravanti contestate agli indagati comprendono la scelta di colpire un imprenditore in difficoltà, la recidiva specifica e infraquinquennale (per Pinto), l’esecuzione del reato durante il periodo di sorveglianza speciale (per Pinto) e l’uso di tecniche intimidatorie tipiche della ‘ndrangheta, capaci di instaurare un clima di paura e omertà sul territorio.
La Dda di Catanzaro sottolinea come la sistematicità delle richieste, i tassi applicati e le minacce fisiche indichino un controllo territoriale di matrice mafiosa, collegando l’usura a un vero e proprio meccanismo di condizionamento criminale. Gli indagati, difesi dall’avvocato Rossana Cribari, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere durante gli interrogatori di garanzia.
