Sono passati pochi mesi dall’operazione "Golgota", che ha portato all’arresto di 36 esponenti di spicco appartenenti alle cosche degli Arena e dei Nicoscia di Isola Capo Rizzuto e e dei Mannolo, detti del ceppo dei “pecorari”, appartenenti alle cosche di San Leonardo di Cutro: soggetti accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, munizioni e traffico illecito di stupefacenti.

Pur essendo stata eseguita e conclude l’operazione, ecco un vero e proprio “colpo di coda” della Squadra Mobile di Crotone, che in prosieguo a tale operazione ha posto sotto sequestro quattro immobili nella disponibilità della cosca Arena. Gli edifici, tutti situati nel territorio di San Leonardo di Cutro, erano intestati ad un trentatreenne crotonese, T. M., già detenuto a seguito della precedente operazione. Il soggetto avrebbe svolto il ruolo di “curatore” degli interessi degli Arena e dei Nicoscia, e che in qualità di nipote acquisito del capo cosca di occupava direttamente degli affari di famiglia in caso di assenze.

Sarebbe proprio tale soggetto ad aver acquistato all’asta tutti e quattro gli immobili oggi posto sotto sequestro, facilitato dal fatto di non avere precedenti penali. Inoltre, sempre quest’ultimo avrebbe corrisposto circa 3 mila euro al mese alla moglie di un detenuto, provvedendo alle sue necessità, pagandole le spese processuali e curando i rapporti con i legali del marito, finanche facendole da autista.

Tali scoperte sono emerse nel corso delle approfondite indagini nei confronti del ceppo detto “Cicala” della cosca Arena, che si è concretizzato con un ulteriore blitz il 30 aprile scorso tra la Squadra Mobile di Crotone e di Verona, che hanno dato seguito a due distinte richieste di custodia cautelare in carcere ed ai domiciliari a carico di una coppia di coniugi originari di Cutro, accusata di associazione di tipo mafioso, trasferimento fraudolento di valori e ricettazione in concorso.