Serra clandestina di marijuana in Calabria: due assoluzioni (NOMI)
L'indagine aveva inizialmente portato all'applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari

Si conclude con un'assoluzione piena il processo a carico di Demetrio Vincenzo Saverio Santaiti e Andrea Rosace, imputati per concorso nella coltivazione di sostanze stupefacenti nell'ambito di un'inchiesta che aveva portato alla scoperta di una serra clandestina nelle campagne di Palmi.
Il Tribunale di Palmi ha pronunciato nei confronti dei due imputati la formula più ampia, "per non aver commesso il fatto", ritenendo non raggiunta la prova della loro partecipazione alla coltivazione delle circa settanta piante di canapa indiana rinvenute dagli investigatori.
L'indagine aveva inizialmente portato all'applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari, successivamente sostituita con l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Secondo la Procura, Santaiti e Rosace avrebbero preso parte alla gestione della piantagione, ricostruzione fondata su attività di osservazione, videoriprese e intercettazioni.
Nel corso del dibattimento, tuttavia, il quadro accusatorio si è progressivamente indebolito. Dall'istruttoria non sono infatti emersi elementi idonei a dimostrare che i due imputati avessero svolto un ruolo concreto nella coltivazione, nell'irrigazione o nella gestione della serra.
Decisiva la strategia difensiva degli avvocati Vladimir Solano, per Santaiti, e Silvana Donatella Misale, per Rosace, che hanno contestato l'assenza di prove circa un effettivo contributo materiale o morale al reato.
La difesa ha sostenuto che «la mera presenza sul luogo o la semplice conoscenza dell'attività illecita non sono sufficienti ad affermare una responsabilità penale, se manca la prova di un concreto apporto alla realizzazione del reato», richiamando consolidati orientamenti giurisprudenziali in materia.
Il collegio giudicante ha condiviso tale impostazione, ritenendo che gli elementi raccolti durante le indagini non consentissero di attribuire agli imputati un coinvolgimento diretto nella coltivazione contestata.
La sentenza mette così fine a una vicenda giudiziaria durata diversi anni, restituendo piena estraneità ai fatti contestati ai due imputati, che avevano dovuto affrontare dapprima misure cautelari restrittive e, successivamente, un lungo processo prima del definitivo proscioglimento.
