Un presunto sistema criminale costruito attorno allo smaltimento illecito di rifiuti è stato smantellato dai carabinieri nell’ambito dell’operazione denominata “Terre Pulite”. Al centro dell’inchiesta un’area di Paruzzaro, nel Novarese, che secondo gli investigatori sarebbe stata trasformata in una discarica abusiva dove sarebbero confluite migliaia di tonnellate di materiali provenienti da cantieri delle province di Novara e Verbano-Cusio-Ossola.

L’operazione ha portato all’arresto di otto persone. Tra gli indagati figura anche un uomo di 50 anni residente a Meina, indicato dalla Procura come il presunto promotore dell’organizzazione e ritenuto gravemente indiziato di rapporti con ambienti della criminalità organizzata di stampo ‘ndranghetista.

L’indagine è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino e condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo e del Gruppo Forestale di Verbania. Le accuse contestate, a vario titolo, comprendono traffico illecito di rifiuti, estorsione aggravata dal metodo mafioso, usura, intestazione fittizia di società e detenzione illegale di armi. Per tutti gli indagati resta ferma la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’attività investigativa, avviata nel 2023 e proseguita fino al 2025 attraverso intercettazioni, analisi dei movimenti telefonici e servizi di osservazione, avrebbe portato alla luce una rete organizzata per la gestione irregolare di terre e materiali provenienti da lavori edili.

La discarica abusiva nel terreno di Paruzzaro

Il fulcro del presunto sistema sarebbe stato un terreno destinato ad area industriale a Paruzzaro, dove sarebbero stati conferiti materiali classificati come rifiuti e non correttamente smaltiti.

Gli investigatori ipotizzano che il meccanismo garantisse consistenti vantaggi economici: i materiali sarebbero stati smaltiti a costi inferiori rispetto alle procedure regolari attraverso l’interramento, per poi essere eventualmente rivenduti come materiale da utilizzare in altri cantieri.

Secondo le stime degli investigatori, sarebbero state movimentate circa 12 mila tonnellate di rifiuti inerti e oltre 500 tonnellate di terre contenenti idrocarburi e idrocarburi policiclici aromatici, sostanze considerate potenzialmente pericolose.

Per mascherare la gestione irregolare, il gruppo avrebbe utilizzato documentazione di trasporto e formulari ritenuti falsificati. Il profitto derivante dal presunto sistema sarebbe stato incassato in nero e fatto transitare, secondo l’accusa, attraverso società formalmente intestate ad altre persone.

L’ombra delle cosche e le accuse di intimidazione

Secondo la Dda, il principale indagato avrebbe avuto collegamenti con esponenti delle cosche di ‘ndrangheta Morabito-Palamara-Bruzzaniti e Iamonte. Gli investigatori ipotizzano che il metodo mafioso sarebbe stato utilizzato per condizionare rapporti economici e imporre decisioni attraverso un clima di pressione e intimidazione.

Tra gli episodi contestati figura anche una presunta estorsione ai danni di un imprenditore del Novarese. Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero cercato di ottenere il controllo indiretto della sua attività e imposto alcune condizioni economiche e lavorative.

Un altro episodio riguarda invece un ristoratore della zona dell’Aronese, che si sarebbe rivolto agli indagati per unDurante l’operazione sono stati impiegati circa 80 carabinieri dei comandi provinciali di Verbania, Torino e Novara, con prestito destinato a interventi di ristrutturazione del locale. Gli investigatori contestano l’applicazione di interessi ritenuti usurari.

Sequestrate società e terreni

Durante l’operazione sono stati impiegati circa 80 carabinieri dei comandi provinciali di Verbania, Torino e Novara, con il supporto di unità specializzate e mezzi aerei.

I militari hanno eseguito sequestri preventivi nei confronti di quattro società ritenute riconducibili agli indagati e del terreno di Paruzzaro considerato dagli investigatori il centro dello smaltimento illecito.

Gli arrestati sono stati trasferiti negli istituti penitenziari di Verbania, Torino, Novara, Vercelli e Biella. Le indagini proseguiranno per verificare l’eventuale coinvolgimento di altri soggetti e ricostruire l’intera rete economica e criminale ipotizzata dagli inquirenti.