Nel Vibonese genitori e scuola ai ferri corti: il caso degli orari della primaria finisce in consiglio d’istituto
Un accorpamento e la modifica dell'orario sono al centro di una diatriba che da due mesi agita la comunità nicoterese, già confluita da due anni nell’istituto comprensivo di Rombiolo. La vicenda nasce dal cambiamento dell’orario scolastico comunicato alle famiglie senza alcuna preventiva consultazione, come invece avvenuto per gli altri plessi dell’istituto, coinvolti in un sondaggio.
A sentirsi penalizzati sono i genitori degli alunni di terza e quarta primaria, che hanno deciso di presentare un’istanza formale per chiedere «una revisione in autotutela della delibera 29 del consiglio d’istituto e di qualunque atto o provvedimento eventualmente emanato e non comunicato, così da riconsiderare la particolare situazione della scuola primaria di Badia, fatta da bambini, non da numeri». L’obiettivo delle famiglie è chiaro: lasciare inalterato l’assetto orario attuale almeno fino al termine del ciclo di studi dei propri figli.
La riunione contestata
La richiesta è stata inserita all’ordine del giorno di un consiglio straordinario. Ma proprio durante la convocazione si è aperta la “bufera”: quattro genitori, intenzionati ad assistere alla seduta, come previsto dal regolamento (art. 24 e art. 28 che sanciscono la pubblicità delle riunioni salvo casi specifici), si sono visti respingere con toni accesi. A consiglio non ancora aperto, raccontano i presenti, sarebbero stati aggrediti verbalmente, minacciati di chiamare le forze dell’ordine se non avessero abbandonato l’edificio, persino avvertiti che la seduta sarebbe stata interrotta in caso di loro permanenza. Tutto ciò, denunciano, sotto lo sguardo impassibile del dirigente scolastico Angelo Stumpo.
Nessun cambio di rotta
Nonostante nel plesso di Badia tre classi della primaria e due della scuola dell’infanzia seguano già un orario con rientri pomeridiani e servizio mensa dal lunedì al venerdì – quindi senza aggravio per il personale ATA – il consiglio non ha modificato la decisione.
Un fatto che pesa soprattutto perché Badia è sempre stata considerata un “fiore all’occhiello” della didattica territoriale, capace di garantire innovazione metodologica e almeno tre rientri pomeridiani settimanali, uno dei motivi che in passato ha spinto molte famiglie a iscrivere i propri figli in questo plesso.
I bambini, le vere vittime
A uscire sconfitti da questo muro contro muro sono i bambini, che da protagonisti della vita scolastica rischiano di essere ridotti a semplici numeri da allineare a logiche burocratiche e normative, senza che vengano prese in considerazione le esigenze del territorio e della comunità.
La vicenda, che ha incrinato il rapporto di fiducia tra famiglie e istituzione scolastica, resta aperta: i genitori annunciano di non voler arretrare e chiedono un ripensamento che restituisca ai loro figli quella qualità di offerta formativa che ha sempre caratterizzato il plesso di Badia.
