Gernando Marasco
Gernando Marasco

Il verdetto delle urne sulla riforma della Giustizia non è solo un dato tecnico, ma un "avviso" politico al Governo Meloni. Ne è convinto il segretario cittadino del Partito Democratico, Gernando Marasco, che analizza l’esito della consultazione referendaria evidenziando la frattura geografica e generazionale emersa dal voto.

Secondo l'esponente dem, la mobilitazione dei leader nazionali ha trasformato i quesiti in un test sull'esecutivo, e la risposta del territorio – specialmente nel Vibonese – è stata un netto rifiuto.

Marasco sottolinea come la partita sia andata ben oltre il merito della riforma del CSM e delle carriere: «Il referendum di questi giorni è stato un referendum politico, che è andato ben oltre la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura e delle carriere dei magistrati, persino oltre la difesa dell’autonomia e della separazione dei poteri previste dalla Costituzione. Che fosse diventato un referendum politico, una sorta di test sul Governo, lo si è compreso nell’ultima fase della campagna elettorale, che ha visto la discesa in campo della Presidente del Consiglio e di tutti i leader nazionali dei partiti; l’alta affluenza ne è stata la conferma».

Per il segretario PD, il 54% di NO a livello nazionale nasconde un malessere profondo che le forze politiche non possono ignorare: «Nei milioni di voti (54%) di NO ci sono così tante motivazioni, che nessuna analisi può sviscerarle tutte: la contrarietà nel merito della riforma, il voto di opposizione al Governo, il processo di costruzione di un’alternativa alla maggioranza parlamentare attuale, una protesta e un malessere generazionale e un riaffiorare della “questione meridionale” sono le più diffuse. Questi ultimi due punti sono stati decisivi: significherà qualcosa se il SÌ ha vinto solo nelle regioni a trazione leghista, con il PIL più alto, mentre tra gli under 35 e nelle regioni meridionali c’è stato un boom del NO?».

Entrando nel dettaglio dei numeri calabresi e vibonesi, Marasco evidenzia la tenuta del fronte del NO: «In Calabria il NO (57%) non ha raggiunto le percentuali delle altre regioni meridionali, perché in provincia di Reggio ha vinto il SÌ. Il dato in provincia di Vibo è in linea con la media regionale, con il NO in testa in 38 comuni su 50; anche nel capoluogo la vittoria del NO è stata netta (56,5%) e abbastanza omogenea, prevalendo in 33 sezioni su 37».

In chiusura, il segretario dem lancia un monito sul metodo legislativo, citando il precedente di Matteo Renzi e chiedendo una riflessione sui vertici del dicastero della Giustizia: «Le riforme si dovrebbero condividere in parlamento, cercandone la maggioranza qualificata. Confezionare una legge che modifica la Costituzione, blindarla in parlamento a colpi di maggioranza, per poi doverla sottoporre al popolo, mette in moto dinamiche imprevedibili. Matteo Renzi, che dieci anni fa si è dovuto dimettere, ne sa qualcosa… Non si chiede alla presidente Meloni di fare altrettanto; tuttavia una valutazione sul dicastero della Giustizia (ministro e sottosegretari) sarebbe opportuna».