Una spedizione punitiva che sembrava uscita dalle sequenze più cruente di un film di Kubrick, ma che era tragicamente reale. Si è chiuso con sei condanne pesanti il primo atto giudiziario contro il gruppo che, nel novembre 2024, trasformò il rione Lampanaro di Crotone in un teatro di tortura. Il Gup di Catanzaro, Piero Agosteo, ha inflitto 11 anni e 10 mesi di reclusione a ciascuno dei sei imputati giudicati in abbreviato: Fabrizio, Francesco e Gianfranco Gallo, insieme a Salvatore, Francesco e Gregorio Laudari.

La vicenda, ricostruita minuziosamente dalla Squadra Mobile di Crotone, affonda le radici in un regolamento di conti per un presunto furto subito da uno degli indagati. La reazione, però, è stata di una ferocia sproporzionata: un giovane di 23 anni è stato attirato in un’imboscata, caricato a forza su un'auto e trascinato in un cortile privato.

Lì, secondo le accuse della Dda, è iniziato il calvario. Calci, pugni e un vano tentativo di fuga terminato con un sequestro ancora più brutale. La vittima è stata trasportata in un appartamento dove il "branco" ha impugnato martelli, coltelli e persino un'ascia per piegare la sua resistenza, il tutto mentre veniva chiesto un riscatto di 10 mila euro a un amico del ragazzo, sotto la minaccia di sottrargli l'auto.

La fine dell'incubo è arrivata solo grazie al coraggio di un amico della vittima, che ha allertato le forze dell'ordine permettendo l'irruzione degli agenti mentre il pestaggio era ancora in corso. Se per due degli indagati le manette erano scattate nell'immediatezza, per il resto del gruppo il blitz definitivo era scattato un anno fa, al termine di un'indagine tecnica supportata da intercettazioni e rilievi della Scientifica che non hanno lasciato scampo alla difesa.

Nonostante il riconoscimento delle attenuanti generiche legato al rito abbreviato, il tribunale ha accolto l'impianto accusatorio che contestava reati gravissimi: sequestro di persona a scopo di estorsione, rapina e lesioni personali. Per un settimo componente del gruppo, Luciano Gallo, il percorso giudiziario proseguirà davanti alla Corte d'Assise. Per gli altri sei, la sentenza di oggi mette un punto fermo su una delle pagine più cupe della cronaca crotonese recente, restituendo un segnale di fermezza istituzionale contro la violenza sommaria e la giustizia "fai-da-te".