A 30 anni della tragica morte di Nicholas Green, il caso è tornato alla ribalta durante il processo "Maestrale", dove il collaboratore di giustizia Michele Iannello, condannato all’ergastolo per l'omicidio del bambino, ha ribadito la propria innocenza. Iannello, insieme a Francesco Mesiano (condannato a 20 anni e sempre dichiaratosi innocente), è stato ritenuto colpevole per l'episodio avvenuto il 29 settembre 1994 lungo l'autostrada Sa-Rc, che portò alla morte di Nicholas il 1° ottobre. Lo riporta "il Quotidiano del Sud".

Sollecitato dagli avvocati Michelangelo Miceli e Luca Cianferoni, Iannello ha negato qualsiasi coinvolgimento nell’omicidio, spiegando che intercettazioni "sono state manipolate dalle forze dell’ordine per incastrarlo". Ha raccontato di una conversazione con Roberto Piccolo, nella quale si sarebbe frainteso il suo racconto. Secondo Iannello, la polizia avrebbe volutamente travisato le sue parole per costruire false accuse contro di lui.

L’avvocato Claudia Conidi, difensore di Iannello, ha sottolineato che il suo assistito è sempre stato coerente nelle dichiarazioni, ricordando che in primo grado era stato assolto. Anche in aula, Iannello ha continuato a negare qualsiasi coinvolgimento, rifiutando di aver accusato suo fratello Giuseppe e affermando di non conoscere i veri responsabili del delitto. Iannello ha concluso affermando di non sapere perché il programma di protezione non sia stato rinnovato, poiché non ha mai ricevuto alcuna comunicazione ufficiale.