Orrore in Calabria: cane legato al pick-up e trascinato fino alla morte
L'animale ucciso con un cappio al collo. Indagano i Carabinieri, mentre il nuovo Codice Penale ora prevede il carcere per chi uccide "esseri senzienti"
n atto di una crudeltà inaudita ha sconvolto la comunità di Longobucco e l'intera Sila Greca. Un cane è stato ritrovato privo di vita dopo essere stato sottoposto a una tortura atroce: legato con un cappio al collo a un pick-up e trascinato sull'asfalto fino a morire. Il caso è esploso sui social dopo la denuncia di una cittadina che ha pubblicato le immagini terribili del ritrovamento, invocando l'intervento dell'onorevole Michela Vittoria Brambilla.
Il fatto è avvenuto nella giornata di ieri. Grazie alla rapidità della segnalazione e all'intervento dei Carabinieri, il presunto responsabile sarebbe già stato individuato. I militari hanno avviato immediatamente gli accertamenti per ricostruire la dinamica di quella che appare come un'esecuzione spietata e immotivata. Il video e le foto dell'animale straziato hanno fatto il giro del web, sollevando un'ondata di sdegno e richieste di giustizia esemplare.
Il colpevole rischia ora pene pesantissime alla luce della nuova legge recentemente approvata dal Parlamento, che ha rivoluzionato il Titolo IX del Codice Penale. La normativa non tutela più solo il "sentimento dell'uomo" verso gli animali, ma riconosce questi ultimi come vittime dirette e esseri senzienti.
Secondo gli articoli 544-bis e 544-ter, chi uccide un animale senza necessità rischia la reclusione da quattro mesi a due anni. Le pene sono ulteriormente aggravate se il delitto è commesso con sevizie o prolungando volutamente la sofferenza della vittima, come nel caso del brutale trascinamento avvenuto nel cosentino.
L'episodio di Longobucco riaccende il dibattito sulla necessità di applicare con il massimo rigore le nuove sanzioni. "Non si può più parlare di semplice vandalismo o distrazione", commentano le associazioni ambientaliste, "siamo di fronte a un omicidio verso una creatura indifesa". In base alla nuova riforma, nei casi più gravi di maltrattamento, le multe possono arrivare fino a 30.000 euro, oltre alla reclusione, segnando la fine di un'epoca di impunità per chi si macchia di simili atrocità.
