Mercato estero: la Calabria rimane in fondo alla graduatoria
C'è ancora molto da fare per la nostra regione. Le esportazioni continuano a rappresentare una quantità infinitesimale di quanto accade a livello nazionale.
Un dato su tutti: l’export calabrese incide appena lo 0,1% su quello nazionale. E’ quanto emerso da un apprezzato convegno che si è tenuto presso la sede di Unioncamere Calabria a Lamezia Terme, con il patrocinio, tra gli altri, dell’Università della Calabria.
La Calabria non esporta. Il rapporto export/Pil nella nostra regione si attesta all’1%, mentre il dato italiano è pari al 30%. Lo riferisce Luigi Sisi, consulente aziendale. L’esperto, pur sottolineando l’esigua incidenza delle esportazioni sul totale del prodotto regionale, non manca però di rilevare che arrivano segnali positivi dal settore agroalimentare le cui esportazioni sono più che raddoppiate negli ultimi dieci anni. L’estero rappresenta quindi un mercato di sbocco per i prodotti calabresi potenzialmente enorme, ma le nostre imprese faticano a raggiungerlo.
Come intercettare la domanda estera? Per lo stesso Sisi occorre che le aziende creino reti consortili in grado di accrescere il potenziale dell’offerta. Secondo la prof.ssa Reitano, dell’Università della Calabria, le imprese devono migliorare l’offerta e puntare sulla qualità perché il consumatore, anche quello estero, oggi è diventato più esigente. Per quanto riguarda il settore alimentare il consumatore di oggi ha un palato più raffinato e un desiderio di maggiore sicurezza. Le imprese calabresi dovrebbero tenere conto di ciò ed offrire prodotti, ad esempio, meno speziati ma anche maggiormente tracciati e riconducibili a marchi da potenziare. Presente all’incontro anche l’assessore regionale allo sviluppo economico Carmela Barbalace, secondo la quale le imprese calabresi trarrebbero enorme beneficio da un brand che identificasse il prodotto di origine calabrese. Un vero e proprio “made in Calabria”, insomma. L’assessore esorta infine le imprese calabresi a innovarsi e ad investire anche sfruttando appieno le opportunità offerte dai Por e dai piani di sviluppo rurale.
