Insegnanti di religione in ritiro a Paravati, al Santuario "Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime"
Non funzionari della didattica, ma pellegrini del desiderio. È questo il cuore del messaggio rivolto ai docenti che si sono fermati per rileggere la propria missione
Non funzionari della didattica, ma pellegrini del desiderio. È questo il cuore del messaggio rivolto agli insegnanti di religione (IdR) della Calabria durante il recente ritiro spirituale svoltosi presso il Santuario "Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime". Guidati da Mons. Alberto Torriani, delegato CEC per la scuola, i docenti si sono fermati per rileggere la propria missione alla luce del cammino dei Magi.
Mons. Torriani ha tracciato un parallelo tra l'itinerario biblico e la quotidianità scolastica. Se la stella rappresenta l'incontro che cambia la vita, la Gerusalemme biblica diventa oggi il simbolo di quelle "zone d'ombra" dove la passione educativa rischia di spegnersi. «Gerusalemme è dove la luce si spegne e il lavoro si trasforma in una tomba di desideri, schiacciato dal calcolo personale e dalla superficialità», ha ammonito il Vescovo.
L’invito è stato quello di ritrovare la propria Betlemme nei luoghi della fragilità: uno studente in difficoltà, un collega stanco o un ambiente di lavoro segnato dalla povertà spirituale.
Il Vescovo ha messo in guardia i docenti da cinque "sguardi malati" che minacciano la scuola: il cinismo di chi crede che nulla cambi; la stanchezza di chi sopravvive tra burocrazia e circolari; la superficialità delle etichette; la nostalgia per i ragazzi di una volta; la paura davanti alle emergenze educative.
«La scuola è un luogo pieno di scrigni», ha ricordato Torriani, riferendosi ai talenti nascosti e alle storie complesse dei ragazzi. Gli insegnanti sono chiamati a raccogliere quelle "stelle cadenti" — domande vere degli alunni o sofferenze silenziose — che non devono svanire nel buio.
Il ritiro si è concluso con l'immagine del ritorno dei Magi per un'altra via. Per i docenti calabresi, questa "altra strada" rappresenta un netto cambio di stile: non più la preoccupazione di "finire il programma", ma la capacità di incontrare volti unici. Un invito a tornare nelle aule con il cuore cambiato, pronti a scrutare un cielo che, anche tra i banchi di scuola, non smette mai di parlare.
