Nel  processo "Plinius" scaturente da un'inchiesta della Dda di Catanzaro sulle pesanti infiltrazioni delle cosche, confermate nove assoluzioni e sei condanne

di GABRIELLA PASSARIELLO

Con quattordici condanne rideterminate, nove assoluzioni e sei condanne confermate si è concluso il processo "Plinius", scaturito da un’inchiesta della Dda di Catanzaro che ha acclarato pesanti infiltrazioni  nella vita amministrativa della cosca  degli Stummo-Valente, attiva a Scalea e nei comuni vicini. Per alcuni è caduta l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, è il caso dell’ex sindaco di Scalea Pasquale Basile, che passa da 15 anni a 6 anni e 4 mesi di reclusione e di Alvaro Sollazzo ritenuto sodale di un’organizzazione di cui avrebbe fatto parte lo stesso primo cittadino. Per altri imputati è crollata invece l’aggravante della mafiosità comportando lo sconto di pena.  Nel dettaglio la Corte di appello di Catanzaro ha confermato le assoluzioni emesse in primo grado per Antonino Amato, Pino Manco, Luigi Bovienzo, Maurizio Ciancio, Pasquale Santino Crisciti, Olgarino Manco, Giuseppe Forestieri, Giovanni Oliva e Antonio Vaccaro e ha lasciato immutate le pene a carico di Luigi De Luca, (8 mesi di reclusione), Francesco De Luca, (6 mesi di reclusione), Agostino Iacovo, (4 anni e 8 mesi), Corrado Lamberti, (4 anni e 6 mesi), Rodolfo Pancaro, (3 anni e 6 mesi) Angelo Silvio Polignano (5 anni di carcere), sentenziando lo sconto di pena per altri 14 imputati.  

Le pene rideterminate

Nicola Franco Balsebre, 2 anni e 6 mesi di reclusione ( in primo grado 5 anni)

Pierpaolo Barbarello, 1 anno di reclusione e mille euro di multa ( in primo grado 2 anni)

Pasquale Basile, 6 anni e 4 mesi di reclusione ( in primo grado 15 anni)

Giuseppe Biondi, 2 anni e 8 mesi di reclusione ( in primo grado 4 anni)

Vincenzo Bloise, 2 anni e 8 mesi di reclusione ( in primo grado 4 anni)

Riccardo Montaspro, 7 anni di reclusione ( in primo grado 9 anni e 3 mesi)

Mario Nocito, 10 anni e 9 mesi di reclusione ( in primo grado 15 anni)

Eugenio Occhiuzzi, 4 anni, 2 mesi e 1800 euro di multa (in primo grado 4 anni e 6 mesi)

Francesco Paolo Pugliese, 2 anni e 6 mesi di reclusione ( in primo grado 5 anni)

Cantigno Servidio, 8 anni 3 9 mesi di reclusione ( in primo grado 12 anni)

Alvaro Sollazzo, 7 anni e 6 mesi di reclusione ( in primo grado 11 anni e 4 mesi)

Mario Stummo, 10 anni e 6 mesi di reclusione ( in primo grado 14 anni)

Marco Zaccaro, 4 anni e 8 mesi di reclusione ( in primo grado 9 anni)

Giuseppe Zito, 8 anni di reclusione ( in primo grado 10 anni e 4 mesi)

Le indagini. La cosca, secondo le originarie ipotesi di accusa, nelle elezioni del marzo 2010 sarebbe riuscita a far eleggere al Comune di Scalea i proprio candidati, i quali si sarebbero poi prodigati per concedere appalti a imprese legate alla cosca stessa, che grazie anche alla disponibilità di armi comuni e da guerra, avrebbe ottenuto l’assoggettamento e l'omertà dei cittadini riuscendo così a sfruttare le risorse economiche della zona. Le indagini hanno consentito agli inquirenti di individuare due ‘ndrine dipendenti dal locale di Cetraro capeggiato dalla famiglia Muto: quella dei Valente e quella degli Stummo. Le due ‘ndrine avrebbero controllato Scalea per anni e secondo gli investigatori avrebbero sostenuto la candidatura di Basile alle elezioni comunali del 2010. In cambio dell’appoggio ricevuto Basile avrebbe di fatto ceduto alle ‘ndrine il controllo degli appalti del comune. In questo contesto una posizione centrale, per gli investigatori, è stata occupata dall’avvocato Mario Nocito, nel cui studio, dove sono state eseguite numerose intercettazioni ambientali, si sarebbero svolte riunioni con esponenti dell’una e dell’altra fazione nonché con amministratori del Comune.

Nel collegio difensivo.  Tra gli altri compaiono i nomi dei legali Wanda Bitonte, Alessandra Coppolino, Giancarlo Pittelli, Salvatore Staiano, Giuseppe Bruno.