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È morto nel carcere di Carcere di Opera, a Milano, Nitto Santapaola, storico capo della mafia catanese. Aveva 87 anni ed era detenuto al regime del 41-bis. La Procura ha disposto l’autopsia. Con la sua scomparsa si chiude uno dei capitoli più lunghi e significativi della storia di Cosa Nostra nella Sicilia orientale.

L’ascesa criminale di Santapaola – all’anagrafe Benedetto Santapaola, nato a Catania il 4 giugno 1938 – affonda le radici negli anni Sessanta, in una città attraversata da una forte espansione economica e dalla speculazione edilizia. In quel contesto costruisce le prime alleanze e consolida progressivamente il proprio peso negli equilibri mafiosi locali.

La svolta arriva nel 1978, dopo l’uccisione del boss Giuseppe Calderone. Eliminato il vertice storico della famiglia catanese, Santapaola riesce a imporsi come nuovo capo, inaugurando una fase di profonda riorganizzazione interna. La sua scalata non si basa soltanto sulla forza militare, ma soprattutto su una strategia di alleanze decisive.

Fondamentale è l’allineamento con i Corleonesi guidati da Salvatore Riina e Bernardo Provenzano. L’intesa con l’ala più potente e aggressiva dell’organizzazione mafiosa gli consente di rafforzare il controllo su Catania e provincia, trasformando il clan Santapaola-Ercolano nel gruppo dominante del territorio dagli anni Settanta in poi.

Sotto la sua guida, il sistema mafioso catanese assume una struttura sempre più imprenditoriale. Il clan viene coinvolto nel traffico internazionale di stupefacenti, nelle estorsioni, nel controllo degli appalti pubblici, negli omicidi di mafia e nelle infiltrazioni nell’economia legale. Un modello capace di tenere insieme violenza e relazioni, intimidazione e rapporti con ambienti economici e politici.

Secondo diverse sentenze, Santapaola avrebbe avuto un ruolo chiave nei rapporti tra mafia, imprenditoria e politica, sia a livello locale sia nazionale, configurandosi come un nodo strategico tra interessi criminali e settori delle istituzioni.

Latitante dal 1982, nel pieno della stagione più sanguinosa delle guerre di mafia, viene arrestato nel 1993 a Catania. Nonostante la detenzione al 41-bis, per anni è stato considerato un punto di riferimento per il clan.

Con la morte in carcere si chiude la parabola di uno dei boss più longevi e influenti della mafia siciliana, protagonista di una stagione in cui la criminalità organizzata ha intrecciato in modo profondo potere militare e controllo economico del territorio.