Nel Vibonese tre agguati falliti, poi l’omicidio: gli esponenti del clan restano in carcere (NOMI)
Tribunale del Riesame respinge i ricorsi, mandanti ed esecutori restano in carcere

Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha confermato le accuse della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro nei confronti del clan Loielo delle Preserre vibonesi nell’ambito dell’operazione “Conflitto”. Restano in carcere i principali indagati per l’omicidio di Antonino Zupo, avvenuto il 22 settembre 2012 in contrada Comunella a Gerocarne, ucciso all’interno della propria abitazione dopo tre tentativi falliti di agguato.
La Dda indica come mandante Rinaldo Loielo, 35 anni, di Gerocarne, figlio del defunto boss Giuseppe Loielo, assassinato nel 2002. Esecutore materiale dell’omicidio è Cristian Loielo, 38 anni. Confermate le misure cautelari in carcere anche per Filippo Pagano, 35 anni, di Soriano Calabro, cognato di Rinaldo Loielo per averne sposato la sorella, e Francesco Alessandria, 55 anni, detto «Mustazzo», di Sorianello, accusati di partecipazione alle riunioni di organizzazione e pianificazione del delitto.
Altri indagati coinvolti nelle attività del clan confermati dal Riesame sono Valerio Loielo, 32 anni, di Gerocarne, Nicola Ciconte, 37 anni, e Alex Nesci, 36 anni, di Sorianello. Resta in carcere anche Anna Raimondo, 54 anni, moglie del defunto Giuseppe Loielo e madre di Rinaldo e Valerio, nonché suocera di Filippo Pagano, accusata di occultamento, detenzione e porto illegale di armi clandestine e da guerra per conto del clan.
Il Riesame ha respinto i ricorsi presentati dagli indagati, rafforzando le accuse della Dda e confermando la gravità della pianificazione dell’omicidio Zupo e l’azione criminale del clan Loielo, che aveva messo in atto una serie di agguati precedenti senza esito. L’ordinanza sottolinea l’importanza delle indagini della magistratura e dei carabinieri locali nel contrasto alla criminalità organizzata nella zona delle Preserre vibonesi.
