'Ndrangheta, le cosche calabresi dominavano su politica, imprese e droga (DETTAGLI)
Una maxi operazione condotta dai Carabinieri e coordinata dalla DDA ha svelato un quadro di dominio pervasivo da parte della ‘ndrangheta su attività economiche, pubbliche amministrazioni, competizioni elettorali e traffico internazionale di droga. L’inchiesta "Millenium" ha portato all’arresto di 81 persone in carcere e 16 ai domiciliari, tra cui l’ex assessore regionale Pasquale Tripodi. Al centro delle indagini la cosca Alvaro di Sinopoli, che mirava a mantenere il predominio nell’area tirrenica reggina. Le indagini, durate anni e condotte tramite intercettazioni e accertamenti patrimoniali, hanno svelato il ruolo centrale della “Provincia”, l’organismo collegiale di vertice della ‘ndrangheta, con funzione di coordinamento tra le cosche reggine e quelle dislocate fuori regione e all’estero.
Sequestrate due aziende
Sono stati posti sotto sequestro un bar-pasticceria della Locride, che imponeva i propri prodotti con metodi estorsivi, e un’impresa edile riconducibile a un soggetto già colpito da interdittiva antimafia. Le imprese dovevano versare il 3% del valore degli appalti per poter operare, secondo quanto emerso dalle indagini.
Infiltrazioni e voto di scambio
Oltre all’attività estorsiva, le cosche erano in grado di infiltrarsi nelle pubbliche amministrazioni, ottenendo informazioni su bandi di gara e stato dei pagamenti per favorire imprenditori collusi. Un episodio emblematico riguarda la fornitura di mascherine e guanti all’Asp di Reggio Calabria. Particolarmente gravi le risultanze in ambito elettorale: secondo gli investigatori, alcuni indagati si sono attivati per raccogliere voti a favore di una candidata al Consiglio regionale, poi non eletta. Le cosche, pur evitando contatti diretti con il politico, organizzavano il procacciamento dei voti tra le famiglie mafiose, scegliendo il "miglior offerente" in modo ideologicamente trasversale.
Estorsioni e sequestro lampo
Nel corso della conferenza stampa, è stato illustrato un episodio di estorsione ai danni di un’associazione vicina alla ‘ndrangheta: un esponente della cosca Commisso pretendeva la restituzione di 125mila euro versati in passato per aggiustare un processo (operazione Crimine), dopo l’uccisione del fratello. Per ottenere quanto richiesto si sarebbe anche appropriato con la forza di un’auto da 20mila euro. Un altro episodio riguarda un sequestro lampo organizzato dalla cosca Castani ai danni di un affiliato degli Alvaro, accusato di non aver restituito 45mila euro legati a un carico di droga fallito. La vittima fu liberata solo dopo il pagamento di una prima tranche.
Il cold case di Mariangela Passiatore
Tra gli elementi emersi anche una svolta nel caso dell’omicidio di Mariangela Passiatore, imprenditrice milanese sequestrata e uccisa a Brancaleone nel 1977. Un indagato avrebbe ammesso un ruolo determinante nel sequestro e nell’uccisione della donna, il cui corpo non fu mai ritrovato.
L’alleanza tra cosche e il narcotraffico internazionale
L’indagine ha accertato l’esistenza di una struttura sovraordinata, frutto dell’alleanza tra le cosche dei tre mandamenti reggini, che coordinava l’importazione di cocaina da Colombia, Brasile e Panama. La droga viaggiava nascosta nei container sbarcati al porto di Gioia Tauro, con la complicità di operatori portuali, e veniva poi distribuita su scala nazionale attraverso una rete logistica ben collaudata.
L’operazione Millenium ridisegna la mappa del potere criminale in Calabria e conferma, ancora una volta, la capacità della ‘ndrangheta di infiltrarsi in ogni settore della società, dall’economia alla politica, fino alle istituzioni pubbliche.
