Ha scelto di rompere il silenzio sapendo di perdere tutto: famiglia, identità e passato. Giuseppina Pesce, nata e cresciuta nella potente cosca di Rosarno, è oggi una collaboratrice di giustizia e vive sotto protezione dopo aver contribuito all’arresto e alla condanna di diversi familiari. «L’ho fatto per i miei figli», racconta in un’intervista al Corriere della Sera, spiegando che la decisione di parlare è arrivata dopo l’arresto e un periodo di forte fragilità personale.

Figlia, sorella e nipote di boss, Pesce è stata tra le prime donne della ‘ndrangheta a collaborare con la giustizia. Le sue dichiarazioni hanno avuto un ruolo centrale nei processi “All Inside”, “All Inside 2” e “Califfo”, contribuendo a delineare gli assetti interni della cosca. «Mio fratello mi ucciderebbe», afferma, riferendo anche di intercettazioni in cui i familiari parlavano di una vendetta “da risolvere in casa”.

La sua è una storia di rottura con un sistema fondato su omertà e legami di sangue, ma anche di paura costante. «La ‘ndrangheta non sarà mai sconfitta – sostiene – perché c’è sempre una nuova generazione pronta a prenderne il posto».