Vibo, Sel difende Lo Schiavo, attacca il Pd e chiede spiegazioni
Il partito di Vendola vibonese e regionale pretende di capire cosa abbia indotto i consiglieri a sfiduciare il capogruppo in assemblea.
Non è mai stato un mistero. A Vibo Sinistra ecologia e Libertà è rimasta, anche dopo le elezioni dalla parte di Antonio Lo Schiavo. E in qualche circostanza si è permessa di suggerire al Pd un'inversione di rotta rispetto al proprio modus operandi in materia di tessere, coinvolgimento e apertura. Così, a due giorni dalla sfiducia di fatto del capogruppo in una tormentata riunione di partito nella sede di via Argentaria, Sel decide di uscire nuovamente allo scoperto. E dopo aver espresso compattamente "solidarietà umana e politica al capogruppo", chiede spiegazioni rispetto all'accaduto. "Non comprendiamo - si scrive in una nota - le modalità formali né le motivazioni politiche di questa sfiducia, che non può essere figlia di una riunione ristretta agli eletti in consiglio comunale e alla segretaria cittadina del Pd". Pesanti gli strali nei confronti di un partito che "ha perso in questa fase il concetto di democrazia rappresentativa. Non sappiamo - attacca Sel - se i consiglieri del PD o delle liste “Democratici” e “Lo Schiavo sindaco” si siano riuniti in assemblea e/o si siano consultati con la loro base, prima di assumere questa decisione: di sicuro non hanno consultato SEL… Eppure abbiamo partecipato alle Primarie prima e alla coalizione poi, perdendo per questa scelta consensi a sinistra, facendo uno sforzo immane per creare una lista autonoma con il nostro simbolo politico, che desse un’impronta di sinistra all’alleanza per Lo Schiavo, sostenuto lealmente da noi dopo le Primarie".
Apprezzamento anche per la figura del capogruppo. "Lo Schiavo - si chiarisce - è stato il candidato osannato per mesi e sostenuto alle Primarie dalla dirigenza cittadina del Partito Democratico, con una storia di sinistra apprezzata da noi, da larga parte del PD e dalla società civile; il professionista sceso in campo non certo per interessi personali, del quale anche gli avversari e i cittadini riconoscono l’essere una persona per bene…". Inevitabiile l'interrogativo: "Cosa è successo in questi sei mesi di opposizione, da non ritenerlo più degno di meritare la fiducia?"
Non manca un passaggio sulla sconfitta alle amministrative. " Il 31 maggio non ha perso solo lui: abbiamo perso tutti. Lo Schiavo, le liste e i partiti che lo sostenevano, quelli che si sono candidati e quelli che non si sono candidati. Ci chiediamo se le motivazioni addotte nella nota ufficiale del PD cittadino siano sufficienti per convincere gli elettori della bontà di una decisione drastica, che sconfessa il percorso politico condiviso nell’ultimo anno, e se tra gli “eletti” ci siano figure dallo spessore politico tale da essere in grado di guidare meglio di lui l’opposizione; né tantomeno si può credere che un’opposizione di centrosinistra divisa in due gruppi sia più efficace e incisiva nei confronti dell’azione pur balbettante e piena di crepe della maggioranza"
Viene messa in dubbio anche l'autonomia della decisione dei Consiglieri di minoranza che hanno intrapreso una strada che va in direzione opposta a quella percorsa nell’ultimo anno e che apre una riflessione politica profonda. Sarebbe opportuno, ai fini di un chiarimento, un incontro ufficiale tra l’intera coalizione, prima di mettere fine a un’esperienza politica e generazionale, che in Lo Schiavo ha individuato il suo punto di riferimento e che rappresenta una speranza per il territorio e il centrosinistra vibonese.
