Il collaboratore di giustizia Onofrio Barbieri ha fornito, nelle sue dichiarazioni rilasciate alla DDA di Catanzaro e depositate nel processo d’Appello Rinascita-Scott, un dettagliato racconto delle attività illecite del clan Bonavota, una delle cosche più temute della Calabria. Barbieri ha svelato che la cosca ha "esteso la propria influenza anche fuori dalla Calabria, con ramificazioni in Piemonte, Milano e Liguria, grazie a figure legate al mondo degli affari". Un nome chiave emerso è quello di Francesco Mallamace, imprenditore di Milano, il quale, secondo Barbieri, fungeva da intermediario per ottenere lavori al Nord Italia per conto dei Bonavota, grazie a contatti con il suocero di Gaetano Lo Schiavo. Oltre a questo, il pentito ha rivelato che a Torino il clan aveva legami con il criminale Salvatore Arone, zio dei Bonavota, mentre in Liguria un altro referente era Onofrio Garcea. Barbieri ha anche svelato alcuni dei volti più noti della cosca, come Salvatore Bonavota, coinvolto in usura e traffico di droga, e i fratelli Raffaele e Domenico Cugliari, attivi in vari affari illeciti tra cui la gestione di sale giochi e rapine.

Le estorsioni erano uno degli affari principali del clan, che ha esercitato il suo potere soprattutto nel Vibonese e in altre zone della Calabria. Le vittime "erano principalmente imprenditori locali che, sotto minaccia, venivano costretti a pagare per lavori pubblici e per evitare danni alle loro attività".

Non mancano i riferimenti a estorsioni fuori dalla Calabria. Nel 2004, il clan Bonavota, sotto il comando di Domenico Bonavota, "aveva già intensificato la sua azione criminale, con intimidazioni e danneggiamenti a piccole e medie imprese". Barbieri ha anche svelato un episodio avvenuto nel 2014, quando la cosca minacciò "i lavoratori di un cantiere a Pizzo, richiedendo denaro per la protezione del sito". Inoltre, il clan ha mantenuto contatti con la criminalità organizzata "anche fuori dall’Italia, come in Canada, dove alcuni dei Bonavota avevano attività commerciali".

A partire dal 2005, dopo l’eliminazione dei rivali storici, il clan Bonavota si è affermato come una delle principali organizzazioni mafiose della zona, continuando a espandere i suoi affari grazie a estorsioni e alleanze con imprenditori disposti a piegarsi alle minacce.