Tentato omicidio nel Vibonese, condannati in Appello padre e figlio
Una relazione amorosa alla base del fatto di sangue per il quale la Corte d'Appello di Catanzaro si è pronunciata dopo un precedente annullamento con rinvio della Cassazione
La Corte d'Appello di Catanzaro ha condannato a 14 anni di reclusione Nazzareno Prostamo, 54 anni, di San Giovanni di Mileto, ed a 8 anni e 6 mesi Giuseppe Prostamo (figlio di Nazzareno), di 26 anni. Entrambi sono stati ritenuti dai giudici di secondo grado - che si sono pronunciati dopo un precedente annullamento con rinvio della Cassazione - colpevoli del tentato omicidio di Rocco La Scala, ambulante di 51 anni, gravemente ferito a colpi di pistola (tanto da restare paralizzato) il 13 settembre 2011 a Mileto, nel Vibonese.

I giudici di secondo grado hanno riformato il verdetto in abbreviato emesso il 18 marzo 2015 dal gup del Tribunale di Vibo Valentia, Fabio Regolo (ora pm alla Procura di Catania), che aveva condannato a 17 anni di reclusione ciascuno Nazzareno e Giuseppe Prostamo.
La Corte d’Appello il 12 gennaio del 2015 aveva assolto Nazzareno Prostamo dal tentato omicidio, mentre aveva ridotto la condanna per Giuseppe Prostamo da 17 ad 11 anni di carcere. Tale verdetto era stato però annullato con rinvio dalla Cassazione che aveva ordinato un nuovo processo d'appello la cui sentenza registra ora la condanna a 14 anni di carcere per Nazzareno Prostamo ed a 8 anni e 6 mesi per Giuseppe Prostamo.
Il fatto di sangue. Secondo l’accusa, Nazzareno Prostamo (che sta scontando l’ergastolo quale esecutore materiale dell’omicidio nel gennaio 1990 di Pietro Cosimo, ritenuto l’ex capo clan di Catanzaro) avrebbe risolto a colpi d’arma da fuoco i “dissidi” con Rocco La Scala, ritenuto dall’ergastolano di San Giovanni di Mileto il mandante dell’omicidio del fratello Giuseppe Prostamo, il defunto boss di San Giovanni di Mileto ucciso il 3 giugno 2011 a San Costantino, sempre nel Vibonese.

Giuseppe Prostamo aveva avuto una bambina da una relazione extraconiugale con la moglie di La Scala. La decisione della ragazza di andare a vivere con la madre, nel frattempo riavvicinatasi al marito Rocco La Scala, era stata però vissuta come un “affronto” alla memoria del boss da parte della “famiglia” Prostamo. Nazzareno ed il figlio Giuseppe Prostamo, detto “Giubba”, sono stati ritenuti i mandanti del tentato omicidio di La Scala, ferito a pallettoni in un terreno di sua proprietà. (g.b.)
