Dopo la morte tragica e assurda di Francesco la comunità è diventata di colpo senza fiato e senza parole

di VINCENZO VARONE

Il dolore arriva quando meno te lo aspetti. A volte irruento. A volte quieto. A volte rassegnato e tiepido con un seguito di luce e di speranza. Ma a volte anche sinistro, bastardo, innaturale e sanguinate, come quello provocato dalla morte assurda di Francesco Lamberti Prestia, il giovane capitano del cuore, ucciso nella sua Mileto gioiosa dei mille volti e di mille destini da proiettili assassini in una sera di inizio estate.

Un dolore cupo e immenso che dilania le viscere, sopratutto tra i genitori e i familiari e che solo la via della fede potrà in qualche modo riuscire ad alleviare. Una fede che dovrà comunque essere sorretta e sostenuta dalla forza dello spirito che l'uomo custodisce nella sua anima. Una morte così,infatti per le persone care sarà difficile da accettare perchè altro non è che una terribile ingiustizia.


Francesco Lamberti Prestia avrebbe compiuto 16 anni nel prossimo mese di luglio e come tutti i giovani aveva dei sogni e delle ambizioni e come tutti quelli della sua età aveva un'anima aperta al mondo e alla vita. A trucidarlo è stato un suo coetaneo, reo confesso. Ma su tutta la vicenda sono tanti gli aspetti ancora da chiarire.

Una morte che ha trasformato Mileto in una comunità senza fiato e senza parole. Una città battagliera e antica che di colpo ha quasi cambiato il suo odore, l'aspetto e il suo stesso destino. Nulla in questo luogo da qualche giorno è più lo stesso: le vie sembrano diverse, addirittura quasi curvate su se stesse;le strade perennemente in salita; le chiese ammutolite e piangenti; le piazze silenziose e cupe.

A Francesco, vittima innocente del tempo buio e della società malata, il compito adesso di aiutare dal cielo la sua famiglia, i suoi amici e la sua Mileto a superare questo momento straziante e difficile, segnato dal lutto e dal dolore.