Respinge ogni addebito Antonio Pontoriero e ribadisce di non essere stato lui l'assassino del maliano Soumalia Sacko, preso a colpi di fucile sabato scorso alla Fornace Tranquilla di San Calogero. L'indagato, nel corso dell'interrogatorio di garanzia, nell'ambito dell'udienza di convalida del fermo, avrebbe ribadito che si trovava nel luogo dell'omicidio solo casualmente a quell'ora. Il gip si è riservato la decisione rispetto alla convalida.




La tesi difensiva. La posizione dell'unico indagato per la tragedia del maliano è stata spiegata anche dal suo legale, l'avvocato Francesco Muzzupappa. "Il mio assistito ha spiegato al giudice che quel pomeriggio si trovava nei pressi della Fornace per parlare con i braccianti senegalesi che abitano nella casupola che c’è sopra l’ex fabbrica, ma di certo non è stato lui, anche perché sa perfettamente che quell’area è sotto sequestro". Lui e la sua famiglia sono proprietari di alcuni appezzamenti in zone limitrofe, per questo si trovava da quelle parti», spiega il legale. C'è anche una dichiarazione della sorella dell'indagato, però, a complicare la situazione. "Io non gli canto niente - dice la donna, intercettata dopo la notifica dell'avviso di garanzia al fratello. "Adesso mi salgono i cazzi con queste cose - conclude lo zio - Quando sparano tolgono il colpo, toglilo questo colpo".

La “strategia” dei familiari. Dal decreto di fermo emergono anche i tentativi dei familiari di Pontoriero, una volta convocati dai carabinieri dopo la notifica del sequestro della Fiat Panda del congiunto e intercettati, di concordare delle versioni facendo cenni di togliere il colpo dopo aver sparato (“quando sparano tolgono il colpo, toglilo questo colpo”), il cui riferimento, secondo l’accusa, sarebbe collegabile alla circostanza che sulla scena del crimine sia stato rinvenuto un bossolo finito nel cespuglio di fianco al punto di esplosione dei colpi. In un altro passo della conversazione captata emergerebbe la volontà della sorella dell’indagato di “coprire” il fratello non raccontando nulla: “Io non ‘canto’, gli dico che mio fratello è un lavoratore”. Tra i familiari dell’uomo inizia anche a farsi largo la preoccupazione per la rilevanza mediatica che il fatto sta prendendo, valutando la possibilità di orientare l’informazione mediante qualche “giornalista buono”: “Dobbiamo trovare il giornalista giusto .. per questo ci impegniamo .. adesso vediamo le cose come vanno, qua adesso ci sta troppo movimento”.

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