A Castrovillari un incontro organizzato dal Comitato del sì per spiegare ai cittadini l'importanza del voto del 17 aprile

La data è il 17 aprile e già questo, da solo, è motivo di rimostranza da parte del comitato che si batte per il sì al referendum sulle trivellazioni. “Si sta facendo di tutto per scoraggiare i cittadini ad andare a votare. Tv e giornali hanno in gran parte fatto calare il silenzio assoluto sulla questione e un termine così ravvicinato non ci consente di informare a dovere i cittadini”. È Rosanna Anele, membro del Comitato per il sì del Pollino, a spiegare così il primo obiettivo dell’incontro organizzato ieri sera a Castrovillari: informare.

Il valore del voto. Al microfono si sono alternati esperti di materie ambientali, rappresentanti della politica e del mondo dell’associazionismo ma anche semplici cittadini che hanno voluto dire la loro sulla necessità di questo voto. Un voto che, si è detto, ha diverse valenze. Una politica, quella di discutere di un nuovo modello di sviluppo che valorizzi le risorse dei territori e punti su fonti di energia rinnovabili e non obsolete come gli idrocarburi. E poi una valenza democratica perché consente ai cittadini di partecipare alle decisioni, di dire la propria attraverso l’unico strumento a loro disposizione. E infine una valenza ambientale: si è parlato del pericolo di incidenti e del disastro che ne potrebbe derivare in un mare chiuso come il Mediterraneo, ma anche dell’inquinamento causato dalle stesse attività di ricerca ed estrazione degli idrocarburi e dei danni conseguenti a un’economia basata su pesca, agricoltura e turismo. Sono sintetizzabili in questi tre punti le ragioni del sì, anche se la materia è complessa e come tale richiederebbe tanti e tanti approfondimenti. (LEGGI QUI COSA PREVEDE IL QUESITO REFERENDARIO E CONSULTA LA MAPPA DELLE TRIVELLAZIONI DI LEGAMBIENTE. QUI IL PARERE DI CARLO TANSI)

Perché sì. Il tempo però non c’è, meno di un mese e si dovrà andare a votare e il rischio percepito da chi questo referendum lo ha voluto è che la gente si lasci ammaliare dalle sirene dell’astensionismo. Certo, anche un’eventuale vittoria del sì non risolverà definitivamente la questione, che viene toccata solo marginalmente dall’unico quesito che è riuscito ad arrivare a destinazione. Ma, si è ricordato a Castrovillari, è un primo passo, un modo per mettere dei “paletti” allo strapotere delle multinazionali del petrolio e del gas e per dire al Governo che è necessario un cambio di direzione. “Il problema deve essere affrontato dalle comunità locali”, si è detto, e “i cittadini devono riappropriarsi delle scelte che riguardano il loro territorio”. In ballo ci sono temi importanti: l’ambiente, la salute, il futuro. E la Calabria – che di concessioni che vengono toccate dal quesito referendario ne ha cinque – è, volente o nolente, protagonista principale di questa battaglia. E come tale deve decidere da che parte stare. Ha il dovere di informarsi, prima di tutto, e poi di esercitare un diritto: dire sì, dire no oppure restarsene a casa e non dire niente. Purché lo faccia con consapevolezza.

Mariassunta Veneziano


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