Giuseppe Curigliano: «Dal Vibonese al vertice dell’oncologia europea, vi spiego i segreti della longevità»
Il medico di Monterosso Calabro, oggi guida degli oncologi UE: «Il futuro è intercettare il cancro prima che nasca. Il mio consiglio? Mangiare meno, camminare molto e non perdere mai la speranza»

Giuseppe Curigliano, 58 anni, è l'uomo che oggi siede sulla vetta dell'oncologia continentale. Presidente degli oncologi europei, ordinario alla Statale e vicedirettore dello IEO di Milano, il professore non ha mai dimenticato le sue radici profonde a Monterosso Calabro, nel vibonese. In una lunga e intima intervista al Corriere della Sera, Curigliano ha ripercorso il viaggio che lo ha portato dai seminterrati del Canada — terra di emigrazione della sua famiglia — ai laboratori di Harvard, fino alla guida della lotta contro il "male oscuro".
«Siamo calabresi di Monterosso, generazioni di emigranti», racconta Curigliano ricordando il nonno Giuseppe che tornò da Boston col gruzzolo per costruire casa. Figlio di Vincenzo e Rosina, il professore è cresciuto bilingue tra il Canada e la Calabria, decidendo di diventare medico dopo un piccolo incidente domestico che gli fece scoprire il fascino rassicurante dei camici bianchi. «La mia generazione ha sognato moltissimo: volevamo aiutare i malati grazie a una conoscenza migliore del cancro».
Secondo il professore, la vera sfida del futuro non è solo curare, ma "intercettare" la malattia. Grazie alla biopsia liquida e alla diagnostica nucleare, sarà possibile scovare tracce di DNA tumorale nel sangue prima ancora che la massa si formi. «L’Intelligenza Artificiale sarà un’alleata enorme: elaborerà dati multidimensionali suggerendoci quale mutazione colpire per prima e con quale farmaco».
Alla domanda su come prevenire la malattia, Curigliano cita proprio la sua terra d'origine: «I più longevi sono nei paesini della Calabria e della Sardegna: ultracentenari metodici, con uno stile di vita sano e meno stressante». Ecco i suoi pilastri della longevità: attività fisica, almeno 30 minuti al giorno per ridurre lo stato infiammatorio, alimentazione - «Bisogna mangiare meno», dice - e vizi da limitare, no al fumo, pochissimo alcol e meno carni rosse.
Curigliano ricorda con emozione l'incontro con Umberto Veronesi: «Ti guardava negli occhi e ti faceva sentire la persona più importante al mondo». Ma nel suo studio sono passati anche giganti della cultura come Oriana Fallaci: «Una donna durissima, tutta d'un pezzo. Le portavo le medicine a casa a Milano; amava raccontare di quando si tolse il velo davanti a Khomeini».
Nonostante la scienza, Curigliano rivendica l'importanza dell'empatia: «Il paziente non deve mai perdere la speranza, è il suo motore». E sulla morte, il medico scienziato non ha dubbi: «Non ne ho paura. Credo in Dio e immagino l'aldilà come un luogo dove riabbraccerò i miei genitori e i miei maestri».
