Prostituzione minorile nel Vibonese, sentenza di non doversi procedere per imputato (NOME)
La Terza Sezione Penale della Corte d’Appello di Catanzaro ha pronunciato in data odierna sentenza di non doversi procedere nei confronti di Mamone Mariano, imputato nel terzo troncone del procedimento penale avviato dalla Procura della Repubblica di Catanzaro in relazione a presunti episodi di prostituzione minorile emersi nel territorio vibonese nel corso di un’indagine condotta dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia nell’estate del 2016.
Mamone era stato originariamente condannato in primo grado dal Tribunale Collegiale di Vibo Valentia, con sentenza dell’8 marzo 2022, alla pena di tre anni e sei mesi di reclusione, oltre a 4.000 euro di multa, per fatti rientranti nel Capo B) dell’imputazione, ovvero una serie di tentativi di induzione alla prostituzione minorile nei confronti di due ragazzi all’epoca minorenni.
Già nella fase iniziale del procedimento, tuttavia, il Tribunale della Libertà di Catanzaro, in accoglimento delle istanze difensive presentate dall’allora legale di Mamone, Avv. Mario Bagnato, aveva revocato la misura cautelare applicata al suo assistito, ritenendo non sufficientemente fondate le dichiarazioni delle persone offese per integrare la fattispecie di tentata violenza sessuale.
Nonostante ciò, il giudizio di primo grado si era concluso con una condanna, successivamente impugnata dalla difesa. Il processo di appello ha avuto inizio nell’ottobre 2024 e si è protratto per quasi un anno. Nel corso del giudizio, Mamone è stato assistito dall’Avv. Francesco Matteo Bagnato, figlio del precedente difensore, venuto a mancare prematuramente nel periodo intercorrente tra il primo e il secondo grado.
Durante le udienze, la difesa ha centrato le proprie argomentazioni sull’inattendibilità delle dichiarazioni delle presunte vittime, sottolineando le numerose contraddizioni tra le diverse versioni fornite e l'assenza di elementi oggettivi idonei a sostenere l’accusa.
Nella sua requisitoria del 9 luglio 2025, il Procuratore Generale aveva richiesto la conferma della sentenza di condanna. Tuttavia, la Corte ha accolto la tesi subordinata dell’Avv. Francesco Matteo Bagnato, secondo cui, trattandosi – nella peggiore delle ipotesi – di un tentativo non perfezionato di induzione alla prostituzione minorile, non era applicabile il raddoppio dei termini di prescrizione previsto per alcuni reati contro la libertà sessuale, in virtù della giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione (in particolare, Cass. Pen., Sez. III, n. 35404/2016).
La Corte d’Appello ha dunque rilevato l’intervenuta prescrizione del reato, emettendo sentenza di non doversi procedere e chiudendo così definitivamente un procedimento che ha avuto ampia risonanza mediatica e che ha segnato in modo profondo la vita dell’imputato.
Con questa pronuncia si conclude, in senso favorevole a Mamone Mariano, un lungo e complesso iter giudiziario, che lo aveva esposto, sin dalle prime fasi dell’indagine, a una vera e propria gogna mediatica per le pesanti accuse inizialmente mosse nei suoi confronti.
