'Ndrangheta a Vibo, estorsioni alle ditte del nuovo ospedale (NOMI)
Il procedimento penale scaturito dall’inchiesta “Rinascita Scott”, pur non essendo formalmente collegato al maxi processo, si è concluso lo scorso luglio con un verdetto netto: sei assoluzioni e una sola condanna. Al centro, le presunte estorsioni ai danni delle ditte impegnate nella raccolta differenziata a Vibo Valentia e nella costruzione del nuovo ospedale cittadino. A giudizio erano finite le cosiddette “nuove leve del crimine vibonese”. Lo scrive "il Quotidiano del Sud".
Il Tribunale collegiale di Vibo Valentia (presidente Barbara Borelli, a latere Laerte Conti e Alessio Maccarrone) ha assolto Francesco Antonio Pardea, Salvatore Morelli, Domenico “Mommo” Macrì, Domenico e Andrea Serra e il collaboratore di giustizia Andrea Mantella. Proscioglimento anche per Vincenzo e Salvatore Mantella e Domenico Camillò, alias “Mangano”, come chiesto dalla stessa Dda. L’unica condanna è stata inflitta a Michele Manco: sei anni e mezzo di reclusione a fronte dei 21 chiesti dall’accusa e 30mila euro di multa per estorsione aggravata dal metodo mafioso.
Tra le accuse principali quella della cosiddetta “estorsione Farfaglia”, in cui Mantella e i cugini Vincenzo e Salvatore Mantella erano ritenuti responsabili di aver costretto nel 2009 un imprenditore a versare 20mila euro per la prosecuzione dei lavori. Ma per i giudici il racconto del collaboratore si è rivelato “contraddittorio, illogico e generico”, non supportato da alcun riscontro oggettivo, tanto da far cadere ogni accusa.
Assoluzione anche per Pardea, Morelli e Camillò, imputati per l’estorsione alla ditta Ased, società di igiene urbana di Vibo. Secondo l’accusa, nel 2016 avrebbero minacciato e aggredito alcuni operai, puntando una pistola e incendiando un compattatore per ottenere denaro. Ma i giudici hanno escluso la loro partecipazione, ritenendo le dichiarazioni del collaboratore Bartolomeo Arena “prive di riscontri concreti”.
Analoga sorte per la tentata estorsione ai danni della società Dusty, incaricata della raccolta rifiuti a Vibo. Macrì, Manco, Ruffa e Serra erano accusati di aver minacciato di morte un referente della ditta. Ma anche in questo caso, secondo il Tribunale, la ricostruzione della persona offesa è apparsa “illogica e contraddittoria”, non sufficiente a dimostrare la penale responsabilità.
Il collegio ha poi escluso l’operatività della ’ndrina “Pardea-Ranisi” dopo il 19 dicembre 2019, data del blitz di Rinascita Scott, ritenendo non provata la permanenza del vincolo associativo. Una valutazione che ha portato a escludere la partecipazione di Michele Manco al sodalizio mafioso.
Diverso invece l’esito per l’estorsione ai danni dell’imprenditore Antonio Lucia, titolare della ditta impegnata nel nuovo ospedale di Vibo Valentia. In questo caso il Tribunale ha ritenuto provata la responsabilità di Manco per le minacce rivolte agli operai del cantiere, riconoscendo l’aggravante del metodo mafioso.
Unico colpevole in un processo che ha decostruito gran parte del teorema accusatorio, restituendo un quadro dove, per i giudici, le prove non bastavano a sostenere oltre ogni ragionevole dubbio la partecipazione degli imputati alle estorsioni contestate.
