'Ndrangheta nel Vibonese: "Fratelli Stillitani si avvantaggiarono dei legami con i clan"
"I fratelli Stillitani continuarono ad accettare le pretese del clan, la contropartita non fu soltanto quella di assicurarsi passivamente la sopravvivenza, gravata dagli oneri di protezione, ma di avvantaggiarsi al contempo del sostegno della consorteria, in contesti ben specifici e vitali per gli interessi di Francescantonio e del fratello Emanuele (l'attività imprenditoriale, l'affermazione politica)". A metterlo nero su bianco - come riporta la Gazzetta del Sud - è la Corte di Cassazione, motivando il rigetto del ricorso dell'ex assessore regionale Francescantonio Stillitani, indagato per concorso esterno nella maxi inchiesta "Imponimento", contro la conferma degli arresti domiciliari.
Nel frattempo pochi giorni fa i pm della Dda di Catanzaro, Antonio De Bernardo e Vincenzo Capomolla, hanno concluso la loro requisitoria nell’aula bunker di Lamezia Terme (in foto, ndr), chiedendo al Gup 147 rinvii a giudizio. Associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, traffico di droga e armi, scambio elettorale politico-mafioso i reati, a vario titolo, contestati.
Fra gli indagati per i quali è stato chiesto il processo anche Francescantonio Stillitani, ex assessore regionale, e il fratello Emanuele Stillitani, imprenditori accusati di collusione con il clan Anello. Chiesto il rinvio a giudizio pure per Francescantonio Tedesco, ex consigliere comunale di Vibo.
