Donne ribelli. Donne vittime. Donne schiave. Sempre di più è il genere femminile a riempire le pagine di cronaca nera dei giornali. Mariti, fidanzati, padri, troppo spesso divengono, da custodi dell’amore a killer senza cuore. Ossimori di una società che cambia, purtroppo, non in meglio.

L’importanza dei sanitari. Le donne e la violenza sul genere femminile sono state le tematiche della tavola rotonda tenutasi nella sala Ferrante dell’ospedale di Lamezia Terme. La struttura ospedaliera infatti è la prima realtà  alla quale  le donne vittime di violenza si rivolgono. Medici, infermieri e specialisti accolgono le vittime in una stanza “riservata”, lontano da occhi indiscreti, nella quale le donne possono liberamente parlare delle angherie subite ed essere curate. “È importante rivolgersi ai sanitari, intanto perché c’è un primo contatto e un primo approccio con gente che è formata adeguatamente e soprattutto perché il fenomeno violenza è un fenomeno di salute pubblica. - afferma Caterina Ermio, presidente nazionale Donne Medico - Una persona deve trovare un’accoglienza particolare in un posto in cui si accede anche controvoglia.”

Una violenza a settimana. Vergogna, paura e mancanza di ribellione divengono le prigioni in cui le donne si trovano a vivere a causa degli amori malati. Ferocia, sempre più le aggressioni vengono contraddistinte dal modo di concluderle: violento e deturpante. Annualmente i numeri di donne vittime di violenza salgono sempre più, sfiorando percentuali allarmanti anche a Lamezia Terme. “C'è una costante violenza insita nella violenza stessa. -dichiara Renata Tropea, medico responsabile del percorso rosa Polt - Noi possiamo dire che al pronto soccorso di Lamezia Terme non c’è settimana in cui non arrivi l’aggressione”.

Meridione senza più storia di rispetto. Realtà che allarmano, sintomo di un modus  operandi endemico in cui qualcosa ha modificato parte degli equilibri relazionali tra uomo e donna. Uomini che individuano la donna come origine del male, seduttrice adepta a ricondurre l’uomo al diavolo, così come è stata dipinta in alcune epoche storiche,  o ancora essere sottomesso perché inferiore come affermava Aristotele per il quale  la donna doveva  essere dominata e l’uomo doveva essere in grado di farlo. Il meridione in genere ha sempre, sin dagli albori della storia, portato un grande rispetto nei confronti del genere femminile. Tanti sono gli esempi proposti dalla letteratura, dagli annali, in cui la donna veniva omaggiata e ringraziata per il suo semplice esistere. “Nel Meridione c’è una cultura del rispetto della donna che nasce da tradizioni storiche-ha detto Francesco Alecci, a capo della terna commissariale di Lamezia Terme- Gli eventi di violenza sono sempre sintomo di una aberrazione del singolo che però, nel momento in cui divengono seriali, nel momento in cui si assumono dati oggettivi, numerici, così rilevanti è evidente debbano riferirsi ad un fenomeno di natura sociale”.

Denunciare sempre. Tanti gli episodi e tante le denunce eppure ancora ci sono donne che credono nella redenzione del proprio compagno violento, nel cambiamento dell’uomo, nella utopica speranza che possa trasformarsi nel compagno dolce e premuroso, disdegnando l’idea di denunciarlo e adducendo all’atto violento la scusa del “nervosismo” mentre, sin da subito, appare ovvia la doverosa necessità di denunciare, sin dal primo atto violento , l’uomo che mostra questi atteggiamenti.

“È sempre giusto denunciare - scandisce il tenente colonnello a capo del Gruppo dei Carabinieri di Lamezia Terme, Massimo Ribaudo - L’importante, innanzitutto è avere una rete di relazioni in grado di proteggere la persona. Bisogna individuare gli indicatori di rischio, i cosiddetti fattori primari, prima che si verifichino le violenze, qualsiasi esse siano: fisiche, psicologiche, sessuali, di carattere economico. La denuncia è l’unico sistema per uscire da forme di violenza che diventano sempre più pervasive e che finiscono per condizionare il quotidiano vivere della donna. Tutti possono cambiare. La funzione del nostro ordinamento è quella di carattere rieducativo ma questo non significa che non bisogna denunciare.”