"Ritornare dal Nord in modo incontrollato mette in pericolo la nostra terra e gli affetti di tutti. Non fatelo, fermatevi!". È questo l'appello lanciato poche ore fa dal presidente della Regione Calabria, Jole Santelli. La divulgazione della bozza del decreto ministeriale che prevede il divieto di entrata e di uscita dalla Lombardia e da altri 14 comuni ha infatti scatenato una corsa all'acquisto del biglietto. Obiettivo? Eludere le indicazioni del Governo prima che queste entrino ufficialmente in vigore.

Le ragioni sono diverse e variegate. Non ci sentiamo di giudicare tutti coloro che, in previsione di una lunga quarantena forzata, temono la solitudine e fanno ritorno dai propri affetti. Rimane però un dato: la Calabria non è in grado di affrontare un'emergenza simile a quella lombarda. Attualmente la situazione è sotto controllo per via del numero limitato di contagi (nelle ultime ore sono saliti a nove). Ma cosa succederà se i soggetti positivi dovessero aumentare a causa di tutti coloro che stanno facendo ritorno dalle regioni del Nord Italia, magari portatori asintomatici ma comunque contagiosi?




"La Calabria non può farcela". Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, in un'intervista a Repubblica è stato molto chiaro: "In Puglia e Campania forse potremmo farcela, e anche in Sicilia potremmo riuscire a reggere come in Lombardia; ma in Calabria non credo proprio". Il ragionamento è semplice: se sta arrancando la Lombardia, che numeri alla mano negli ultimi anni non ha tagliato posti letto e ha il rapporto tra popolazione e ospedali maggiore d’Italia, cosa potrebbe succedere in Calabria?

I numeri della Calabria. Il problema del coronavirus - che ha comportato l'adozione di misure drastiche da parte del Governo - non è il tasso di mortalità, che resta molto basso. Ciò che preoccupa gli esperti è l'altissima contagiosità, che comporta una percentuale non indifferente di ricoveri in ospedale, molte volte in terapia intensiva. Quanti posti sono presenti in Calabria per i casi che necessitano di terapia intensiva? Antonio Belcastro, direttore generale del Dipartimento Tutela della Salute della Regione Calabria, ha fatto un resoconto del censimento effettuato: "Abbiamo undici terapie intensive tra i sette spoke e i quattro hub (per un totale di 107 posti, ndr). Abbiamo anche due posti di terapia intensiva pediatrica all’Annunziata di Cosenza, abbiamo censito anche i posti letto delle pneumologie, che sono 68; 80 sono invece i posti letto delle malattie infettive".

Confronto con la Lombardia. In Lombardia i dati della giornata di ieri parlavano di 3420 contagi, 359 dei quali ricoverati in terapia intensiva (50 in più rispetto alla giornata precedente) su un totale di 400 posti disponibili. Per questo ci si sta attrezzando per spostare i pazienti negli ospedali di altre regioni. In Calabria, fortunatamente, siamo ancora lontani da quei numeri. Ma c'è bisogno della collaborazione da parte di tutti - semplicemente seguendo le linee guida ministeriali: dall'evitare contatti fisici anche nei saluti, al lavarsi spesso le mani soprattutto quando si torna a casa, passando dal cercare di uscire solo se necessario -  compresi coloro che in questo momento stanno valutando se tornare dalle regioni del Nord. Non siamo attrezzati, dopo anni di tagli alla sanità calabrese, a sostenere una situazione di emergenza. Un esodo verso la Calabria potrebbe creare danni molto gravi: cerchiamo di prevenire prima che sia troppo tardi per curare.