Processo "Purgatorio": due testi in aula contro le dichiarazioni di Mantella
Oggi in Tribunale a Vibo i testi Rocco Galati e Enzo Barba chiamati a rispondere alle domande del pm della Dda Annamaria Frustaci e dell'avvocato Mariantonietta Iorfida
Due i testi ascoltati oggi in aula nel processo che vede imputati l’avvocato Antonio Galati e gli ex vertici della Squadra Mobile, Maurizio Lento ed Emanuele Rodonò. Dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia presieduto dal giudice Alberto Filardo (a latere i giudici Graziamaria Monaco e Raffaella Sorrentino), il teste Rocco Galati, cugino dell'avvocato Galati, rispondendo alle domande del pm della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, e dell'avvocato Mariantonietta Iorfida (che oggi ha sostituito l'avvocato Sergio Rotundo, difensore di Antonio Galati) ha negato di aver mai presentato Andrea Mantella al cugino avvocato ed ha altresì negato di aver mai chiesto a Mantella di far nominare il cugino quale legale del futuro collaboratore di giustizia. Il teste ha spiegato di aver incontrato nel 2004 Andrea Mantella, presentatogli da Franco Barba, nella propria azienda agricola nei pressi del lago Angitola e di avergli ceduto delle balle di fieno.

Il teste Enzo Barba, 64 anni, di Vibo Valentia, già condannato in via definitiva per associazione mafiosa ed usura quale esponente di vertice del clan Lo Bianco-Barba, ha dal canto suo sottolineato di non conoscere, neanche di vista, l'avvocato Antonio Galati, spiegando di aver invece conosciuto Andrea Mantella (suo coimputato nell'operazione "Nuova Alba") e Carmelo Lo Bianco, alias "Piccinni". Il teste ha infine aggiunto di aver appreso solo dai giornali dell'intenzione di Andrea Mantella di volerlo uccidere ed ha quindi negato di aver mai conosciuto Pantaleone Mancuso, detto "Scarpuni", e Pantaleone Mancuso, detto "Vetrinetta". Prossima udienza il 27 gennaio. (g.b.)
