Secondo quanto emerge dall'inchiesta denomianta "All Ideas" gli Amato si recavano da un certo "Nicola di San Calogero" ed in una concessionaria d'auto per acquistare la droga

di MIMMO FAMULARO

La criminalità rom aveva fatto il salto di qualità gestendo autonomamente e in maniera autosufficiente le piazze di spaccio in alcuni dei più popolosi quartieri di Catanzaro. E' quanto emerge dalle carte dell'inchiesta denominata "All Ideas". Un particolare sottolineato in conferenza stampa anche dal procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro Vincenzo Luberto che ha coordinato l'indagine, condotta sul campo dai carabinieri del Comando provinciale, che ha portato a sgominare la presunta organizzazione dedita al traffico e allo spaccio di droga nei quartieri periferici a sud della città capoluogo di Regione. "Con questa inchiesta - ha rimarcato Luberto - abbiamo notato che c'era un'organizzazione che aveva propri canali di rifornimento della droga, e questo è importante perché dimostra una volta per tutte che i criminali rom si sono emancipati dal ruolo di meri spacciatori che avevano fino a qualche tempo fa: abbiamo adesso invece - ha proseguito il procuratore aggiunto di Catanzaro - controllano l'ingrosso e gestiscono le piazze in modo autosufficiente".

Marcello Amato

Gli Amato. Al centro dell'inchiesta c'è in particolare una famiglia di etnia rom, gli Amato. Secondo l'accusa negli anni avevano cambiato pelle trasformandosi da semplici spacciatori a gestori di un business milionario attraverso una struttura a conduzione familiare nella quale avrebbero ricoperto un ruolo di primo piano anche le donne e i minori, spesso utilizzati come vedette. Al vertice dell'organizzazione gli investigatori hanno collocato Marcello Amato, assistito dai fratelli Damiano e Carmine e dal cugino Fabio Buccino. Erano loro a procurarsi la droga che poi veniva ceduta agli spacciatori nelle zone periferiche di Catanzaro e venduta al dettaglio nelle piazze di spaccio individuate nei quartieri Pistoia, Germaneto e Lido.

I canali di approvvigionamento. All'origine a rifornire il gruppo di cocaina era Santo Mirarchi, il boss catanzarese divenuto collaboratore di giustizia. Le sue dichiarazioni hanno fatto luce anche sui canali di approvvigionamento dell'organizzazione. "Dal 2008 - ha spiegato agli inquirenti Mirarchi - gli Amato hanno individuato un loro canale di approvvigionamento di sostanza stupefacente". Secondo quanto messo a verbale dal pentito, gli Amato avrebbero acquistato la cocaina a San Calogero da un certo "Nicola, titolare di un frantoio" e in una "concessionaria di autovetture che si trova all'uscita autostradale di Salerno-Reggio Calabria, nella zona del Vibonese". Ecco i passaggi salienti delle dichiarazioni messe nero su bianco nell'ordinanza da Santo Mirarchi: "Come appreso anche nel corso dei miei giri presso i diversi canali di approvvigionamento, gli Amato si rifornivano di sostanza stupefacente del tipo cocaina nella provincia di Reggio Calabria, a San Calogero, presso il soggetto che conosco con il nome di Nicola che è il titolare di un frantoio e che ha un fratello che abita in una casa posta alle spalle dell'abitazione di Nicola nonché presso una concessionaria di autovetture che si trova nel paese posto all'uscita autostradale Salerno-Reggio Calabria, nella zona del Vibonese, che precede l'uscita di Mileto, dove c'è una vendita di mezzi meccanici (camion, gru, escavatori)".

I viaggi nel Vibonese. Il frantoio di San Calogero e la concessionaria situata all'uscita autostradale delle Serre. Questi i riferimenti dati agli inquirenti dal pentito e che si riferiscono ai viaggi degli Amato nel Vibonese per rifornirsi all'ingrosso di cocaina. "Posso dire - aggiunge Mirarchi - che qualche volta in cui mi recavo da Nicola di San Calogero lo stesso mi riferiva che era passato a rifornirsi di stupefacente anche Marcello Amato. Ricordo altresì che una volta con Marcello Amato ci siamo incontrati a casa di Nicola. Ricordo che mi ero rifornito di stupefacente da Antonio Grillo che lavorava insieme a Nicola ed ero passato da casa di Nicola dove ho trovato Marcello Amato che era andato a rifornirsi di stupefacente. Colloco temporalmente tale fatto nel 2009 prima del mio arresto. Tale rifornimento per quello che so da parte degli Amato presso i predetti canali si sono protratti fino ad ora. Posso dire che gli Amato una volta individuati i loro autonomi canali di approvvigionamento hanno iniziato a vendere all'ingrosso rifornendo gli spacciatori della comunità rom di Germaneto Pistoia e Catanzaro Lido".

Il frantoio e la concessionaria d'auto. Mirarchi aggiunge altri particolari: "Per quello che so gli Amato si rifornivano di importanti quantitativi di sostanza del tipo cocaina intorno ad un chilo per volta. Ricordo che in una occasione Nicola, il titolare del frantoio di San Calogero, mi ha riferito di aver ceduto un chilo di cocaina a Marcello Amato, tant'è che nell'occasione ho voluto vedere la merce che aveva venduto all'Amato in quanto non la volevo della stessa qualità. Aggiungo inoltre che presso il predetto Nicola si va per forniture non inferiori al mezzo chilo. Mi risulta che gli Amato si rifornissero di cocaina per un quantitativo di un chilo ogni 15-20 giorni dai diversi canali di loro approvvigionamento. Per come dettomi da Nicola, il titolare del frantoio di San Calogero, Marcello Amato andava a rifornirsi di questo quantitativo di stupefacente anche presso la concessionaria di autovetture posta nel paese nei pressi dell'uscita autostradale di Serra San Bruno di cui ho già detto. Mi diceva il predetto Nicola che l'Amato a volta andava da lui e a volte andava presso la concessionaria".

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