Barche e crociere alle Eolie: gli affari della 'ndrangheta vibonese sulla Costa degli Dei
Nuovo colpo al patrimonio della criminalità organizzata vibonese. La Guardia di Finanza di Catanzaro, su disposizione del Tribunale e della Corte d’Appello del capoluogo calabrese, ha eseguito un provvedimento di confisca definitiva di beni per un valore complessivo superiore a 1,6 milioni di euro, riconducibili a un uomo ritenuto vicino alla cosca Accorinti di Briatico.
Il provvedimento riguarda un terreno con fabbricato sovrastante e le quote di una società di navigazione con sede nel comune costiero di Briatico, lungo il litorale vibonese. Si tratta di beni che, secondo gli inquirenti, l’uomo avrebbe fittiziamente intestato a terzi per nascondere la reale disponibilità, in un contesto di stretta contiguità con ambienti della ’ndrangheta.
L’indagine trae origine dall’operazione “Costa Pulita”, coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Catanzaro, che negli anni scorsi ha portato alla luce l’infiltrazione della cosca Accorinti nel settore turistico e marittimo del Vibonese. In quel procedimento, l’uomo destinatario della confisca era stato condannato dal Tribunale di Vibo Valentia a oltre quattro anni di reclusione per trasferimento fraudolento di valori, reato contestato proprio per aver occultato la titolarità dei beni sequestrati.
Dalle attività investigative era emerso come la cosca di Briatico, legata alla potente famiglia Mancuso di Limbadi, avesse costruito una rete di interessi economici nel settore delle mini-crociere verso le Isole Eolie, un business molto redditizio che avrebbe permesso al clan di riciclare denaro e consolidare la propria influenza sul territorio.
La confisca, divenuta ora definitiva dopo il passaggio in giudicato del provvedimento, rappresenta l’epilogo di un articolato percorso giudiziario che ha visto confermare la pericolosità sociale del soggetto e la provenienza illecita dei beni.
Con questa operazione, il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro infligge un nuovo e significativo colpo al patrimonio economico della criminalità organizzata, sottraendo risorse che – secondo gli inquirenti – alimentavano le attività del clan Accorinti e ne rafforzavano il controllo nel settore turistico e commerciale della costa tirrenica vibonese.
