Il "sistema" che governava l'assegnazione delle case popolari a Catanzaro approda alle prime battute finali. Nell'ambito dell'inchiesta Minosse, che mira a scoperchiare una fitta rete di favoritismi e irregolarità all'interno dell'Aterp, i pubblici ministeri Giulia Pantano e Saverio Sapia hanno formulato le richieste di condanna per gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato.

Il quadro delineato dall'accusa descrive una gestione opaca del patrimonio pubblico, dove il diritto alla casa veniva trasformato in merce di scambio o favore clientelare. La Procura ha chiesto 3 anni di reclusione per il consigliere comunale Sergio Costanzo, indicato come figura di raccordo tra i cittadini e gli uffici dell'ente. Per i funzionari e privati coinvolti, le richieste si attestano sui 2 anni per Domenico Albino e 2 anni e 6 mesi per Teresa Mancuso, mentre per Saverio Mensica è stata sollecitata l'assoluzione.

L’inchiesta, che inizialmente ipotizzava una vera e propria associazione a delinquere finalizzata a corruzione, falso e abuso d'ufficio, ha visto il proprio impianto accusatorio ridimensionarsi sensibilmente durante l'udienza preliminare. Per altri 17 indagati, infatti, il Gup ha già emesso 13 sentenze di non luogo a procedere, rinviando a giudizio solo quattro persone. Molte delle accuse più gravi, come il vincolo associativo, sono cadute, lasciando in piedi contestazioni legate a singoli episodi di omissione o falso.

Secondo la ricostruzione originale, il meccanismo prevedeva la regolarizzazione di occupazioni abusive attraverso documentazione fittizia o il mancato avvio delle procedure di sfratto per i morosi "protetti". In cambio, emergeva l'ombra del voto di scambio in vista delle competizioni elettorali. La difesa, che prenderà la parola il prossimo 6 marzo, punta ora a smontare i residui capi d'accusa, forte anche dei recenti pronunciamenti della Cassazione che hanno escluso l'esistenza di un accordo illecito strutturato. La sentenza è attesa dopo le arringhe dei legali.