Dissesto idrogeologico a Vibo: chiesti lumi alla Commissione regionale Ambiente
A seguito di un ordine del giorno del Pd, parte una lettera del presidente della seconda commissione consiliare di palazzo "Luigi Razza" alla massima assemblea calabrese
Poco o nulla sembra aver insegnato la devastante alluvione che ha colpito le frazioni marine nel luglio del 2006. Da allora sono passati quasi dieci anni, ma il dissesto idrogeologico rimane uno dei principali nodi irrisolti su un territorio estremamente fragile.
Risposte che tardano ad arrivare. I vincoli continuano a farla da padroni, in mancanza dei necessari lavori di messa in sicurezza. La questione è stata più volte affrontata in varie sedi senza risultati tangibili per una città che, peraltro, teme, ad ogni avversità meteorologica, di sprofondare nel dramma di due lustri addietro. Di recente ad occuparsi della questione è stato , in maniera trasversale, il Consiglio comunale, discutendo un ordine del giorno proposto dal Pd (primi firmatari Russo e Piro) e sposato dalla maggioranza a seguito di un emendamento. Dall’assise di palazzo “Razza” la questione è arrivata nella II commissione, presieduta da Francescantonio Tedesco. Quest’ultimo ha deciso, dopo aver reso edotto gli altri componenti dell’organismo, di inoltrare una richiesta di audizione al presidente della Commissione regionale Ambiente Domenico Bevacqua. Nella missiva, si richiede che a riferire in merito alla specifica problematica inerente il territorio vibonese, al cospetto di una delegazione della giunta e Consiglio comunale, siano dirigenti e assessori della Cittadella. Nello specifico, l’assessore regionale all’Urbanistica Franco Rossi, la titolare della delega all’Ambiente Antonietta Rizzo (o i direttori generali dei rispettivi dipartimenti), Salvatore Siviglia, segretario generale dell’Autorità di bacino regionale, e Antonello Gallo, commissario delegato all’emergenza idrogeologica.
Le emergenze. Numerose le emergenze segnalate nella lettera inviata a Bevacqua. Sotto la lente d’ingrandimento anche gli studi eseguiti dall’amministrazione comunale sulla perimetrazione delle aree a rischio. Studi per certi aspetti superati da nuovi diktat dell’Autorità di bacino regionale le cui richieste hanno finito per "limitare maggiormente – si puntualizza nella lettera – lo sviluppo di carattere urbanistico". Peraltro, in modo per certi aspetti paradossale, la stessa autorità di bacino, pur avendo imposto di delimitare nel Psc adottato sul finire della passata legislatura, non le ha ancora recepite visto che manca l’aggiornamento del Pai ( Piano di assetto idrogeologico). Paradossalmente, all’identificazione delle nuove aree a rischio, è mancata quindi quella che avrebbe dovuto essere la consequenziale realizzazione della gran parte delle opere di messa in sicurezza del territorio: fatto che ha determinato uno stallo pressoché totale. Almeno a giudizio della II commissione consiliare che ha deciso di chiedere lumi, tramite il presidente, alla Regione. Essenzialmente con un obiettivo: ottenere garanzie e collaborazione nell’opera improba di messa in sicurezza del territorio.
