"Abbiamo iniziato a sondare il campo raggruppando in un progetto comune i tanti contadini. Il progetto è ambizioso e le difficoltà sono tante. Al momento la realizzazione sembra lontana, il tempo e l' impegno faranno maturare le idee". A lanciare la proposta di creare a Stefanaconi - in provincia di Vibo Valentia - un comitato promotore finalizzato a sostenere e a fare l’impossibile per rendere esecutivi tutta una serie di attività necessarie per la cittadina vibonese, è Giovanni Chiarella, imprenditore agricolo.

"Stefanaconi ha una superficie di quasi 2300 ettari a vocazione cerealicola, olivicola e zootecnica. Uno scenario paesaggistico dalla bellezza mozzafiato - scrive in una nota l'imprenditore - un continuo susseguirsi, senza soluzione di continuità, di aree verdi ben ordinate e ben tenute, intervallate da animali al pascolo, da fauna selvatica, nonché da una lussureggiante e colorita flora spontanea. La cittadina vanta anche percorsi naturalistici che godono della continua frequenza degli amanti del trekking".

"Ogni luogo ha i suoi punti di forza - prosegue Chiarella - che devono essere individuati e valorizzati al fine di dare dignità al territorio e ai suoi abitanti, garantendo alle imprese che vi operano dignitosi ritorni di reddito. Tutto ciò ad oggi qui è venuto a mancare, le aree rurali sono pressoché inaccessibili, causa una viabilità, trascurata e insicura, per chi intende percorrerla, specie se con mezzi agricoli. Con appena pochi millimetri di pioggia nelle aree rurali aziendali si vivono disagi epocali da terzo mondo. Potrebbero sorgere delle aree di camping attrezzato, nonché dei percorsi naturalistici da inserire in circuiti nazionali ed internazionali".

Secondo l'imprenditore di Stefanaconi "ciò è mancato e sta mancando, probabilmente perché nessuno ad oggi è riuscito a comprendere le vere potenzialità di una cittadina così straordinaria e particolare. Nel frattempo si assiste allo spopolamento dei giovani e a un mancato ricambio generazionale nelle aziende agricole, in quanto se non ci si evolve a livello infrastrutturale, intervenendo con progettualità adeguate ed innovative, volte a valorizzare un entroterra inaccessibile, non ci potrà essere un futuro dignitoso per le nuove generazioni e per le attuali".

L'unica soluzione, pertanto, sembra essere quella di "scendere in campo, coinvolgere la popolazione, organizzare tavoli di confronto e darsi da fare affinché le cose cambino in positivo per il territorio. Il turismo rurale è da intendere come un’opportunità di reddito per le aree dell’entroterra ben tenute e ben gestite, è necessario però una programmazione adeguata e un’attività politica che guarda al domani più che all’oggi, nonché il coinvolgimento di esperti del settore senza favoritismi di campanile. Tutto sembra chiaro e facile da comprendere, perché però ad oggi nulla è stato fatto? Bisogna dare una svolta, è necessario che tutto cambi".

"Affinché così sia bisogna mettersi in gioco, dandosi da fare senza lesinare fatica, confrontandosi e scontrandosi, se necessario, qualora qualcuno intendesse interpretare la cosa pubblica per cosa personale. Ogni azione deve esser rivolta al bene del paese e dell’intera provincia senza campanilismi di sorta, nel rispetto delle vocazioni territoriali. 'Vocazione territoriale', questa è la è parola d’ordine per uno sviluppo ordinato e coretto. Diversamente sarebbe solo un becero, inutile e inaccettabile sperpero di denaro pubblico. Noi ci siamo - conclude Giovanni Chiarella - e apriamo le porte a chiunque intenda riconoscersi nei nostri progetti di sviluppo".