Di Matteo come Gratteri, l'accusa di Morra: “Nomina scomoda a Napolitano”
"Ogni riferimento è puramente voluto e intenzionale". Così il senatore Nicola Morra chiama in causa Giorgio Napolitano e nell'ultima puntata di “Sono le Venti”, il programma di Peter Gomez, fa espliciti riferimenti alle pressioni dell'ex presidente della Repubblica che avrebbe condizionato Alfonso Bonafede sulla mancata nomina di Nino Di Matteo alla guida del Dap. “Tutto ciò – sostiene il presidente della Commissione parlamentare antimafia – mi fa pensare a qualche precedente vertice istituzionale. E' noto a tutti che il dottor D Matteo nelle sue indagini sarebbe inciampato su alcune intercettazioni distrutte”. La nomina di Di Matteo al vertice del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria sarebbe stata quindi scomoda all'ex Capo dello Stato. Un'accusa pesantissima che Morra – a scanso di equivoci – ribadisce aggiungendo nell'intervista che ogni riferimento a Napolitano è puramente voluto e intenzionale.
Il precedente. Un retroscena tutto confermare (in Parlamento Bonafede ha smentito di aver ricevuto pressioni) che rimanda a qualche anno fa quando un altro illustre magistrato antimafia si trovò la porta sbarrata dal “niet” di Napolitano. E' il caso di Nicola Gratteri proposto dall'ex presidente del Consiglio Matteo Renzi quale ministro della Giustizia all'alba del suo governo. Un progetto naufragato nelle stanze del Quirinale - come più volte raccontato dallo stesso procuratore di Catanzaro - per l'opposizione dell'ex presidente della Repubblica all'idea di avere come Guardasigilli un magistrato in piena attività.
