Matrimonio religioso mai trascritto, la Cassazione dice no alla trascrizione tardiva
Un matrimonio celebrato in chiesa, con abito bianco e scambio degli anelli, ma “inesistente” per lo Stato. È la vicenda di Loredana e Giuseppe, convolati a nozze nel 2009 nel Santuario della Madonna di Montalto a Messina, ma il cui matrimonio non venne mai trascritto in Comune.
L’errore amministrativo è alla base del problema: il parroco non trasmise l’atto matrimoniale al Comune, rendendo il matrimonio valido solo sul piano religioso. Quando la coppia decise di separarsi, scoprì che, agli occhi della legge, non erano mai stati sposati.
La donna ha tentato la trascrizione tardiva, ma l’ex marito si è opposto fin dal 2010. Loredana ha inoltre richiesto danni patrimoniali e morali, considerando anche i finanziamenti sostenuti per la cerimonia e l’arredo della casa, per un totale superiore a 66mila euro. Tribunale e Corte d’Appello hanno respinto la richiesta, ritenendo che il rifiuto del marito non costituisca illecito né generi danno concreto.
La vicenda si è chiusa definitivamente il 2 settembre 2025 con l’ordinanza n. 24409/2025 della Cassazione, che ha dichiarato inammissibile il ricorso della donna. I giudici hanno chiarito che la trascrizione successiva di un matrimonio religioso è possibile solo con il consenso di entrambi i coniugi. Se il parroco non trasmette l’atto entro cinque giorni dalla celebrazione, il matrimonio resta valido solo in ambito religioso e non produce effetti civili.
