Un altro processo finito nel nulla per intervenuta prescrizione a Vibo. Impossibile per il Tribunale collegiale presieduto da Tiziana Macrì fare diversamente. Così nella tarda mattinata di oggi è arriva l'inevitabile sentenza: non luogo a procedere per gli imputati coinvolti nell'inchiesta denominata “Purgatorio 3” e accusati di far parte, a vario titolo, di una presunta associazione a delinquere finalizzata al traffico di reperti archeologici. Secondo l'accusa il sodalizio avrebbe operato in provincia di Vibo con sede in via Scrimbia, nel cuore archeologico della città, dove era stato scavato un cunicolo per trafugare i reperti archeologici di valore. Nel febbraio del 2011 era quindi scattata l'operazione che portò al sequestro del sito. Da allora sono passati oltre otto anni e il reato associativo è oggi caduto definitivamente in prescrizione.

Prescrizione. Il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione riguarda quindi i seguenti imputati: Francesco Agnini, 64 anni di Vibo Valentia; Orazio Cicerone, 46 anni di Nicotera; Alberto Di Bella, 48 anni di Vibo Valentia; Carmelo Pardea, 50 anni di Vibo Valentia; Rosario Pardea, 58 anni di Vibo Valentia; Pietro Proto, 56 anni di Ricadi; Francesco Staropoli, 60 anni di Nicotera; Giuseppe Tavella, 58 anni di Vibo Valentia. Non luogo a procedere anche per il boss di Limbadi Pantaleone Mancuso, detto “Vetrinetta”, deceduto nel carcere di Tolmezzo nell'ottobre del 2015.

Operazione "Purgatorio 3". L’indagine è nata nel settembre del 2010 da una più ampia attività condotta dalla sezione anticrimine del Ros di Catanzaro nei confronti proprio del clan “Mancuso”, egemone nel Vibonese. Nel mirino degli inquirenti è quindi finita una presunta associazione con base a Vibo ma operativa su un territorio interregionale (tra Calabria e Campania) e all’estero (in Svizzera). Il gruppo sarebbe stato dedito allo scavo ed alla successiva commercializzazione di reperti, provenienti principalmente dall’importante sito archeologico di “Scrimbia” (del VII Sec. A.c.), area sacra dell’antica città di Hipponion, denominazione dell’insediamento urbano della Magna Grecia che sorgeva nell’area dell’attuale Vibo Valentia. Proprio in questa zona, nel dicembre del 2010, i militari del nucleo Tpc di Cosenza e del Ros di Catanzaro avevano individuavano uno scavo clandestino, consistente in un vero e proprio tunnel lungo circa 40 metri, adeguatamente puntellato, dotato di prese di areazione e di una pompa idrovora, che dal garage di una abitazione privata conduceva nel sottosuolo del sito vincolato. Nella galleria vennero rinvenuti migliaia di reperti fittili e varie attrezzature occorrenti per le operazioni di scavo, sottoposte a sequestro insieme al cunicolo. Al vertice del presunto sodalizio ci sarebbe stato - secondo l'accusa - il boss di Limbadi Pantaleone Mancuso, alias "Vetrinetta" che avrebbe agito con la complicità di Giuseppe Tavella, Francesco Staropoli e Pietro Proto nei panni di "finanziatori"; i fratelli Rosario e Carmelo Pardea per gli scavi abusivi e Alberto Di Bella quale affittuario dell'immobile sotto il quale era stato scavato il tunnel. Tutte accuse finite oggi in prescrizione.

Nel collegio difensivo erano impegnati, tra gli altri, gli avvocati Santo Cortese, Francesco Sabatino, Michelangelo Miceli, Francesco Capria, Giuseppe Pasquino, Nazzareno Latassa. (mi.fa.)